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mimmochianura.it
Cos’è un blog? Uno stato comune non è, non potrebbe essere. Il lettore, almeno nella circostanza, non interagisce. Incide solo la lettura, la riflessione. Per esclusione, potremmo definirla una posizione unipersonale tacciata di ego eccessivo (egotismo), una volontà tra gli esclusi per visibilità? Il mio blog, è un archivio. Un archivio pubblico, una comunicazione. L’introversione dialettica, ampia nei rapporti sociali, declamata in diorama variabile.
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Il banchiere di famiglia

Un drappello, in ordine sparso, di soggetti, il tessuto portante dell’anomalia nostrana. La matrice imprenditoriale nell’intimo di una famiglia, del territorio d’appartenenza. La grazia del piccolo, invidiato, forse, e sinonimo, comunque, di genio, creatività. Non necessariamente di debolezza. Dall’ansimo provinciale, dalla discrezione congeniale, fuori dall’orbita politica, dalla conoscenza del territorio nacquero tra il 1800 e ‘900 le banche locali.

Anni fa, in visita a Torino, m’imbattei nella filiale storica di istituto bancario. Interno in legno pregiato, vetri d’epoca opacizzati. Il respiro di un’epoca, Banca Sella a conduzione familiare per eccellenza dal 1886. L’idea del post nacque in piazza Castello, giustappunto nel reame dei Savoia.

“Piccolo è bello” significa conoscere il mercato locale, le esigenze della clientela: coriacea risolutezza nel distretto per preservarne la tenuta. Ricetta semplice contro i colossi nazionali ed internazionali armati di azione predatoria significativa nel tempo. Sintesi concettuale: appartenenza.

Il sistema creditizio ebbe particolare vivacità nelle periferie del Regno piuttosto che nelle grandi città. Il comparto industriale e produttivo, esplose a macchia di leopardo nelle nicchie provinciali delle risorse insospettate. Un localismo efficiente, versatile, flessibile e quindi vitale.

Le banche di famiglia, oggetto del post, non nascono certo ieri. Già nel Medioevo, con l’impulso dei traffici commerciali, il primordio finanziario vide protagoniste le famiglie più abbienti nella rappresentazione singola oppure consorziate tra di loro. Legame, sovente, rafforzato da matrimoni condizionati. Necessità per consolidare il rapporto d’affari.  La prima banca italiana (se tale potrà definirsi) risale al 23 aprile 1407. In quel di Genova, fu fondata la Casa delle compere e dei banchi di San Giorgio. L’istituto è ente pubblico con gestione della fiscalità e del debito pubblico (pari pari una banca centrale dei tempi moderni), abilitato pure alla raccolta del risparmio ed all’emissione di moneta.

L’aneddotica ricorda un evento. Il mercante danese Carl Joachim Hambro fonda nel 1839 la C.J. Hambro & Son (Hambros Bank ai più). La banca londinese finanziò, per buona parte, la spedizione dei Mille di Giuseppe Garibaldi. Hambro è l’idea anglosassone della banca “fatta in casa”, produzione familiare. In panoramica, citerei le tante banche svizzere e statunitensi impregnate di saghe dinastiche. A mente: Lombard Odier, Julius Bär, Rothschild, Pictet, JP Morgan Chase (partecipata dalla famiglia Rockefeller), Goldman Sachs, Merrill Lynch, Salomon Brothers (in progresso incorporata in Citigroup)  e Morgan Stanley. Menzione particolare per Lehman Brothers, assurta a notorietà internazionale per il crack dei mutui subprime del 2008.

La penisola italiana fermenta a fine ’800 di banche familiari. La spinta, è la ingente necessità di capitali per finanziare lo sviluppo agricolo ed industriale. L’epoca del notabile, signorotto locale, dominus discrezionale di capitali, tramonta a titolo definitivo. Piemonte, Lombardia, Lazio e Puglia terreno fecondo e distinto. Oggi di queste entità è rimasto poco, la globalizzazione determina giganti del credito. Efficace la crescita di Unicredit ed Intesa Sanpaolo, colossi nazionali scaturiti da trafila di fusioni ed incorporazioni. Circoscritto romanticismo perso per strada.

Racconterò brevemente delle banche pugliesi a struttura familiare. Con rammarico, anticipo conclusione: non è rimasto nulla! Vale per la Puglia, vale per le altre regioni salvo rarissime e meritorie eccezioni.

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Cassa Agricola Angelo Comi (Banca Agricola Salentina)

Un galantuomo al nome di Angelo Comi, barone d’Appidè (dal greco “appides” variante di pero selvatico), con origini nel viciniore comune di Martano, fonda il 1° luglio 1924, in quel di Corigliano d‘Otranto, la Cassa Agricola Angelo Comi. Il munificente nobile era preoccupato dei tanti prestiti elargiti con generosità ai concittadini. Palese il proponimento di disciplinare giuridicamente l’attività di erogazione di danaro. Coadiutore dell’iniziativa il giovane e brillante Luigi Mariano. Il Comi, prima di defungere nel 1959, lasciò al Mariano l'eredità del piccolo credito. Trentacinque anni di lavoro profuso senza compenso e la gratitudine fecero spessore di riconoscenza. Nello stesso anno, la ragione sociale divenne Banca Agricola Salentina di Luigi Mariano. Nel moderato sviluppo, intervengono degli eventi particolarmente gravi da giustificare la gestione commissariale del 1975. Tuttavia, la banca torna nelle solide mani della famiglia Mariano nel novembre dello stesso anno. La crescita impetuosa e corretta fa sì che cessi il provvedimento restrittivo della Banca d’Italia nel luglio del 1980. Dello stesso anno, la costituzione in società per azioni col conferimento della ditta individuale. Nel 1996 l’acquisto da parte di Banca della Capitanata (ex Banco di Torremaggiore). Oggi gli sportelli, nella lunga trafila di incorporazioni, sono a marchio del colosso nazionale Intesa Sanpaolo.

Banca Arditi Galati

5 marzo 1925, il marchese Luigi Arditi ed il cavalier Pietro Galati, cognati, ricchi possidenti terrieri, costituiscono, nel piccolo centro di Presicce, la società in nome collettivo Banca Arditi - Galati con fondo di dotazione pari a 50mila lire. La crescita non è particolarmente sostenuta, tant’è che nel 1974 la raccolta era pari a 12 miliardi di lire a fronte di impieghi per 4 miliardi. I dipendenti, appena 27. Nei primi anni ‘80, una timida svolta con l’acquisto di una quota  pari al 30%  della Banca Donato Mongiò. Il pacchetto minoritario è ceduto, tempo dopo, alla Banca del Salento già titolare del 70%. Quest’ultima ingloba definitivamente Banca Mongiò nel 1986. Un disegno preordinato di espansione, punta allo sviluppo fuori dalla provincia di origine. Il piano era necessario per Arditi Galati, i maggiori gruppi bancari nazionali presidiavano sempre più l’area salentina. Vivere o perire. Nuove aperture, vennero promosse nel territorio di Brindisi e Taranto a cavallo tra il 1990 e ‘92. Arduo reggere l’impatto con i giganti. L’istituto mantiene una propria visibilità sino al 1° giugno 2008. Da questa data, incorporando per fusione la Banca di Palermo e gli otto sportelli di Banca Sella della Campania, assume la denominazione di Banca Sella Sud Arditi Galati. In virtù della fusione, la raccolta è pari a 2,2 miliardi di euro, impieghi per 948,5 milioni, 405 dipendenti, 67 succursali distribuite tra Puglia, Molise, Campania e Sicilia. Nel piano evolutivo, 18 nuovi sportelli tra regioni già presidiate e l’Abruzzo nuova frontiera. La sede dell’istituto è Lecce. Banca Sella acquistando Arditi Galati consegnava alla storia il rimasuglio dell’origine. 30 maggio 2011, Banca Sella Sud Arditi Galati è incorporata nella capogruppo Banca Sella.

Banca Fratelli Vallone fu Vincenzo

13 agosto 1925, i fratelli Giuseppe, Donato, Luigi ed Augusto Vallone fondarono, a Galatina, la Banca Fratelli Vallone fu Vincenzo sotto forma di società in nome collettivo. 500mila lire il capitale iniziale diviso in quote paritetiche. L’atto fu rogato dal notaio Marino De Riccardis. La banca non svolse solo funzioni tipiche di istituto di credito. Rientra nel novero delle azioni, l’attività meramente privata di finanziamento delle iniziative economiche ed imprenditoriali della famiglia Vallone. Il 1° gennaio 1982 l’istituto divenne società per azioni. Meno di un decennio dopo, a far data da luglio 1989, la banca con i 12 sportelli viene ceduta in toto al Nuovo Banco Ambrosiano (divenuto Banco Ambrosiano Veneto dal 31 dicembre 1989 a seguito della fusione con la Banca Cattolica del Veneto).

Agenzia Bancaria Fratelli Santoro - L. Cisternino

Datata 30 giugno 1926 la costituzione societaria in nome collettivo Agenzia Bancaria Fratelli Santoro - L. Cisternino con capitale sociale di 30mila lire versato in parti uguali dai soci Giovanni e Natale Santoro, Leonardo Cisternino. La sede a Cisternino comune della ridente Valle d’Itria. L’istituto ebbe vita breve: l’Ispettorato del credito, con atto n. 2241 del 28 aprile 1939, autorizzò l’incorporazione nel Banco di Napoli.

Banca Donato Mongiò

Notizie vaghe con pochi documenti ufficiali di questo istituto di credito. La costituzione, in forma individuale, è in Galatina nel 1926. In data imprecisata la forma societaria è stata consolidata in società per azioni. Un D.M. mise in regime di amministrazione straordinaria la Banca Donato Mongiò di proprietà degli eredi Mongiò Vincenzo (GU n. 245 del 26-09-1969). Ulteriore evento dell’amministrazione straordinaria è tracciabile nella GU n. 217 del 10-08-1977. In data successiva, il piccolissimo credito scomparve con l’incorporazione in Banca del Salento nel 1986.

Banca del Salento

Nel ricordare il  dicembre 1999, a Lecce si storce ancora il naso. Veniva meno un pezzo di storia esibito orgogliosamente. Poco più del 53% delle azioni di Banca del Salento - Credito Popolare Salentino - Banca 121 S.p.A. (questa la denominazione sociale estesa) venne ceduto a Banca Monte dei Paschi di Siena da un nugolo di titolari al cui vertice v’era Giovanni Semeraro. Azionisti di rilievo all’atto della cessione: Lorenzo Gorgoni, Donato Montinari, Ernesto Sticchi Damiani ed Enrica Verderamo. La banca è costituita il 16 dicembre 1948 per iniziativa di Giuseppe Grassi Orsini e Luigi Vallone. Il primo, ex ministro della Giustizia e firmatario della Costituzione italiana; il secondo, deputato. Altri imprenditori qualificati sottoscrissero quote minoritarie. Nel 1967, l’istituto rischia il tracollo: dei 4,7 miliardi di lire di raccolta, 2,2 miliardi furono sottratti causa dipendenti infedeli. Prossima alla ineludibile procedura fallimentare, Banca del Salento venne salvata da Banca Vallone, Banca Venturi e dalla famiglia Semeraro. Nel 1968, Giovanni Semeraro (deus ex machina del rilancio e sviluppo dell’istituto di credito),  poco più che trentenne, divenne amministratore delegato e successivamente presidente con un  pacchetto azionario del 40%. La banca crebbe velocemente incorporando diversi istituti minori. Erano maturi i tempi per la crescita fuori dal territorio d‘origine con l‘ausilio della digitalizzazione. Lo sviluppo nazionale con apertura di nuove filiali ed innovativi negozi finanziari, richiese il cambio di denominazione sociale. Banca 121 il nuovo marchio a discostarsi dal tipico istituto territoriale. Il resto è la sciagurata vendita di prodotti finanziari strutturati con elevata perdita (“My way” e “For you”). Strascichi giudiziari con richiesta di risarcimento danni, sipario calato. L’ex Banca del Salento viene definitivamente incorporata in Monte dei Paschi di Siena agli inizi del nuovo Millennio. Nel decennio successivo, anche la banca toscana rischia il tracollo e più volte riceve aiuti statali per evitare la decozione. Altra storia.

Banca Calella

Fondata nel 1925 dall’avvocato Sigismondo Calella in forma di ditta individuale. Le modeste dimensioni dell’istituto, l’impossibilità ad erogare prestiti adeguati alla clientela, indussero la proprietà, nel 1937, ad alzare bandiera bianca. Seguì vendita ed incorporazione nel Banco di Napoli. Locorotondo la sede.

Banca d’Innella & C.

Istituita per volere dell’imprenditore agricolo Michele d’Innella, in data 8 marzo 1923, nella forma giuridica di società in nome collettivo. Sede in Spinazzola. Altro sportello a Minervino Murge. Il bacino d’utenza era discreto: i piccoli centri della vicina Basilicata erano “sprovvisti di qualunque attrezzatura bancaria”. Il virgolettato è tratto da una nota verbalizzata in seduta del Consiglio di amministrazione. Scorrendo i verbali, non è estranea l’enfasi al ventennio fascista. Con rogito del 18 dicembre 1971, l’istituto si trasforma in società per azioni.  Confluirà, tre anni più tardi, nella Banca di Andria. Quest’ultima, risaliva la fondazione al 4 marzo 1886.

Banca Felice Maldari

Fascinosa la storia di questa banca avviata a Giovinazzo il 1° gennaio 1923 in forma individuale. Felice Maldari, di professione fabbro, emigrò a New York agli inizi del ‘900. La licenza elementare, una rarità, fece la sua fortuna. I concittadini emigrati confidavano in “don” Felice per la lettura delle missive spedite dalla cittadina d’origine. Il Maldari godeva di grande stima e fiducia, sovente gli si chiedeva consiglio per spedire dollari in Italia (le c.d. “pezze”). L’idea di un’agenzia di cambio divenne realtà a New York. I lauti guadagni con le commissioni di cambio, convincono  Felice Maldari a fondare la banca omonima nella terra natìa. Nel 1936, l’istituto venne ufficialmente autorizzato dalla Banca d’Italia. All’epoca, per inciso, oltre alla “stranezza” della forma individuale non c’era alcuna necessità di riconoscimento statale, salvo successiva legge a disciplinare il settore. Commissioni, depositi e prestiti sulla fiducia fecero crescere il credito monosportello. Nel 1955, la titolarità passa da Felice a Francesco Maldari con variante Banca Felice Maldari di Francesco Maldari. Il 18 gennaio 1964 inaugurata la nuova sede nel centralissimo Palazzo Marchese di Rende. 400 metri quadri di superficie (in precedenza modesti 70), con depositi che al 31 dicembre 1985 ammontavano a 50 miliardi di lire. I dipendenti, alla stessa data, erano 15 dagli iniziali due. I clienti erano residenti a Giovinazzo, Molfetta, Terlizzi e Bitonto. Col benestare di Banca d’Italia, l’istituto poteva sottoscrivere rapporti con nominativi residenti altrove. Del 1986 la cessione a Banca di Lucania (quest’ultima successivamente fusa nell’improvvida Banca Mediterranea). Nel 1990 scompare la denominazione storica e lo sportello incorporato  in Banca di Lucania.

Banca Leuzzi & Megha (già Banca Vaglio Gaetano & Leuzzi Tommaso - Banca)

Fondata a Galatone il 26 maggio 1925 in regime di società in nome collettivo. I contraenti, facoltosi proprietari terrieri ed immobiliari. Divenuta, in progresso, Banca Leuzzi & Megha. Il domicilio era in via Francesco Rubichi. L’istituto nacque con la precipua finalità di aiutare mezzadri e contadini legati a filo doppio alla stagionalità del lavoro agricolo. I fondatori lasciarono pochi anni dopo il passo ai discendenti. A Gaetano Vaglio succedono i figli Antonio, Giovanni e Cristina. Tommaso Leuzzi cede la sua quota alla figlia Gina. Pochi anni ancora ed Antonio e Giovanni Vaglio cedono la loro quota a Nicola Megha marito di Cristina Vaglio. Per oltre quarant’anni il 50% della quota Leuzzi rimane nelle salde mani di Gina. Lato Megha, con la morte di Cristina nel 1949 cambia la composizione del pacchetto: 26% ad Attilio, 12% al fratello Fernando e 12% alla sorella di costoro, Rosa. Quest’ultima, cede la sua quota ad Attilio. Nel 1987, l’istituto si trasforma in società per azioni. L’anno successivo, le azioni erano così suddivise: 57% a Gina Leuzzi, 43% ad Attilio Megha. A dicembre 1988 la svolta definitiva: Gina Leuzzi cede la sua quota ad Attilio Megha.
Pochi sportelli in centri relativamente piccoli, gli alti costi di gestione indussero la proprietà a valutare alcune proposte d’acquisto. Con una raccolta diretta di circa 114 miliardi e indiretta per 45 miliardi, la Banca Leuzzi & Megha cede alla Banca del Salento i cinque sportelli in provincia di Lecce e Taranto. La fusione per incorporazione nella GU n. 303 del 30-12-1995.

Banca Fizzarotti

Istituita in forma anonima il 18 gennaio 1925 da banchieri leccesi di origine napoletana. La sede sociale era a Bari in via Vittorio Veneto, direzione centrale corso Vittorio Emanuele 193 (presumibilmente l’opulento Palazzo Fizzarotti, stile neo-gotico veneziano). La famiglia Fizzarotti deteneva le cariche di presidente (Alfonso) e consigliere delegato (Vittorio). Indagine scarna e frammentaria.  

Banca Vito Gentile (altrimenti denominata Banca e Cambio Vito Gentile)

Costituita in forma individuale il 23 marzo 1923. La sede era in via Vittorio Veneto a Grumo Appula. Nel novembre 1936, l’istituto è posto in liquidazione. Il mese successivo sarà designato il commissario liquidatore nella persona dell’avvocato Raffaele Patrono.

Banca Nicola Cavaliere

Fondata a Mesagne nel 1897. In progresso Banca eredi Nicola Cavaliere. Società di fatto. Sede e direzione via Manfredi Svevo. Domicilio successivo, nella denominazione Banca eredi Nicola Cavaliere, via degli Azzolino. Fonti stringate e generiche.

Banca Vallone Venturi

Società in forma collettiva costituita il 3 agosto 1926. Sede Copertino. Titolari, Augusto Vallone ed Antonio Venturi. Dalla GU, annali 1936 e 1937, l’inflizione di pene pecuniarie di lire 1000. Augusto Vallone, suppongo, sia azionista della descritta Banca Fratelli Vallone fu Vincenzo di Galatina. Verosimile il disimpegno della famiglia  in data imprecisata con ridenominazione Banca Venturi. Del 1973 è la più adeguata  società per azioni. Gli 11 sportelli, nel 1987, saranno ceduti a Rolo Banca 1473.

Banca Pasquale Episcopo

Fondata nel 1924. Sede a Poggiardo in via degli Ammirati. Di rilievo, la liquidazione dell’istituto con cessione delle attività e passività alla Banca Vincenzo Tamborino di Maglie (GU 8 novembre 1940-XIX, n. 261). La convenzione tra le parti è ratificata dal governatore della Banca d’Italia.

Banca della Capitanata

Risale al 24 marzo 1924 il Banco di Torremaggiore con sede in via Vittorio Emanuele. Il rogito del notaio Giuliani disciplina la società in forma anonima. Titolari i fratelli Vincenzo, Alfredo e Michele Pesante coadiuvati da Arnaldo Bibone. Il capitale sociale è pari a 200mila lire suddiviso in 2mila azioni da 100 lire cadauna. Ambizioni tante, sviluppo relativo e circoscritto al circondario. Nel 1960 i dipendenti erano 14 e la raccolta poco superiore al miliardo. Dieci anni dopo i dipendenti erano 19 con raccolta di 7 miliardi ed impieghi per 3,7. Nel 1980 il banco occupa 54 persone, la raccolta di 64,3 miliardi e gli impieghi pari a 27,2 miliardi. Nel processo di trasformazione la definizione sociale varia in  Banco di Torre Maggiore e della Daunia. Ulteriore mutamento in Banca di Torremaggiore e San Severo per attualizzare la ciclica crescita. Del 1985 la ridenominazione in Banca della Capitanata S.p.A. con sede a San Severo. Nel 1996 l’istituto acquisisce la Banca Agricola Salentina. Nuova denominazione BancApulia S.p.A. con sede sempre a San Severo. Nel 2010, un pacchetto consistente è ceduto all’evanescente Veneto Banca. 2017, a seguito della liquidazione dell'istituto di Montebelluna, il credito foggiano sarà incorporato in Intesa Sanpaolo.

Banca Tamborino Sangiovanni

Appena dopo la Grande Guerra, ottobre 1921, nel piccolo centro di Alessano, a due passi da Santa Maria di Leuca,  è fondato istituto di credito in società di fatto. Partecipi, con quota paritetica, i cugini Vincenzo Tamborino senatore e Carlo Sangiovanni notabile del luogo. Per oltre 35 anni, Alessano funge da sportello unico. Nel 1942, la società di fatto divenne società in nome collettivo per adempiere alla disciplina imposta dal Codice Civile. Un  graduale e prudente processo di apertura di filiali è avviato dal 1956 al 1973. Interessati, Specchia, Miggiano, Corsano, Gagliano del Capo e Morciano di Leuca comuni agricoli del comprensorio. Il 21 maggio 1979 la banca si trasforma in società per azioni, leva per accrescere la massa fiduciaria e gli impieghi. Nel luglio 1979, la Tamborino Sangiovanni apre sportello a Casarano noto centro calzaturiero. Per la prima volta la banca viene a contatto con la concorrenza. Gli anni ’80, buon propellente per l’espansione fuori provincia. Il target di clientela è immutato: piccolo imprenditore, commerciante, artigiano e famiglia. Il dodicesimo sportello sarà inaugurato nel 1991 nella fiorente Martina Franca. Erano mature le condizioni per affrontare il mercato più competitivo: Bari. La Banca d’Italia concede l’autorizzazione per la filiale numero tredici. La chiusa con 13 sportelli, 126 dipendenti, 500 miliardi di raccolta complessiva e 200 d'impieghi. Il 30 dicembre 1995 il Credem (Credito emiliano) incorpora la banca salentina.

Banca Vincenzo Tamborino

Achille Tamborino nasce a Maglie (paese natale di Aldo Moro) il 25 marzo 1825. La famiglia è tradizionalmente impegnata nel settore agricolo con possedimenti di oltre 5mila ettari sparsi per il territorio pugliese. Senatore del Regno, sindaco di Maglie, Achille Tamborino sposa la contessa Frisari Maria Luisa conferendo alle future generazioni il doppio cognome Tamborino Frisari ed il titolo nobiliare. Sua è l’iniziativa della fondazione del Credito cooperativo di Maglie nel 1888. Il poliedrico senatore Vincenzo Tamborino, ancor prima della costituzione della Banca Tamborino Sangiovanni, seguì le impronte del cugino Achille (“zio” per antonomasia), fondando l’istituto di credito a suo nome in ditta individuale nel 1913. La sede in via Emilio Zola 2 a Maglie. Lo sportello era coordinato da Francesco Micolano. La banca prospera senza concorrenza facendo leva su una problematica tipica del periodo: la disciplina dell’ingente flusso di prestiti ed anticipazioni a favore di coloni e piccoli coltivatori. Un rimedio alla piaga dell’usura. Situazione similare alla già descritta Cassa Agricola Angelo Comi di Corigliano d’Otranto. Vincenzo Tamborino scompare nel 1960. Buona parte dei terreni agricoli di famiglia erano andati persi per i moti popolari che a cavallo tra il 1947 e ‘51 scossero il Salento. L’applicazione della riforma agraria, spossessava quote di proprietà. Nessun ragguaglio sulla data di conferimento in società per azioni. Aprile 1995, il Credito Romagnolo acquisisce l'intero pacchetto azionario della Banca Vincenzo Tamborino per l'importo di 52,5 miliardi di lire. L'incorporata ha un capitale sociale di 7 miliardi, riserve per 23,7. 15 gli sportelli ceduti, tutti nel territorio pugliese. La raccolta diretta nel 1994 è di 465,6 miliardi.

Conclusione

Nella redazione, nella non sempre fruttuosa ricerca, due temi sono stati oggetto di riflessione:
- la tendenza della banca etica, l’etimologia di un “umanesimo necessario” (quasi obbligatorio) convertito nella stretta di mano per l’erogazione di un prestito, il banchiere fraterno in società anonima, in società di fatto, in ditta individuale, accorda una disciplina alla circolazione del denaro, definisce un flusso di cassa.  Nondimeno, la pletorica attenzione del gentiluomo di provincia spiegato nella funzione di vivandiere della truppa meno abbiente non mi persuade. Grandi proprietari terrieri, deputati, senatori, politici locali, nobili erano azionisti esclusivi delle banche familiari e, sovente, legati a filo doppio al regime mussoliniano. Era vero e schietto mecenatismo?;
- un secondo tema attiene alla Banca d’Italia: la funzione di vigilanza  sul sistema creditizio è introdotta nel 1926 con provvedimenti restrittivi applicati solo dal 1936. Anarchia per i tanti ed improvvisati banchieri. Gli istituti di credito locali, nelle varie vesti giuridiche, svolsero realmente opera di calmiere contro la dilagante usura?

Banca d’Italia troppo morbida con i forti, rigida con i piccoli. Non si spiegano le regalìe al Banco di Napoli a danno di tanti istituti locali. Banca di credito di diritto pubblico ad accaparrarsi l’iniziativa privata. Se il tentativo posto in essere voleva essere un antidoto alla parcellizzazione del sistema creditizio, l’errore era manifesto. Dai primi del ‘900 l’Italia è un fiorire di migliaia di sportelli anche in società di fatto!

Per la redazione del post mi sono avvalso dell’Annuario delle banche e banchieri d’Italia a cominciare dal 1925. Altra fonte, la Gazzetta Ufficiale. Essenziale  il Bollettino dell’Ispettorato per la Difesa del Risparmio e per l’Esercizio del Credito. Fonte indispensabile, per integrare e completare il post, l’ASBI (Archivio Storico Banca d’Italia). Sarebbe potuto essere ma non lo è stato. Mancano, al presente, dei quaderni in versione digitale.

Ho tralasciato tanti piccolissimi istituti pugliesi. La scarsità di notizie, il tentativo di approfondire, ha reso vano lo sforzo.
Alcuni esempi:
Banca di Risparmio e Credito Antonino Santagata, sede a San Paolo di Civitate;
Bissanti & De Padova società in nome collettivo in quel di Manfredonia;
Banca Chillino Luigi fondata nel 1879 a Lecce  con sede in via Otranto 87;
Banca Coppola Salvatore formata nel 1918 in via Idomeneo 18, Lecce;
Oronzo d’Elia - Banchiere, Lecce in via G. Palmieri civico 51, del 1880;
Banca F.lli Marcucci di Domenico, sede in Bari, via Principe Amedeo 1;
Banca E. Bovio & C. costituita a Bari in via Putignani 33, era il 3 luglio 1921;
Carlino Raffaele, via Templari a Lecce.
A Bari, negli anni ‘30, operava anche un banchiere per il “ricupero crediti” (testuale). Attività non solo di cambio, sconto, depositi e finanziamenti inequivocabilmente.
(Redatto tra ottobre e 29 novembre 2019)



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