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S U P E R M A R K E T
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D.L. Rca

Il riordino della disciplina assume nella sua complessità una procedura poco incline all'urgenza della decretazione. L'elaborato del sottosegretario di Stato Simona Vicari, bozza iniziale di uno scenario completamente diverso, forse non vedrà luce in fase di conversione del decreto citato. Sono assolutamente convinto della iniquità della datata Bonus/malus. Abrogherei le classi di merito, la determinazione territoriale ed introdurrei nuovi criteri per rendere la tariffa flessibile a seconda della sinistrosità o meno dell'assicurato. Una vera riforma passa dalla virtuosità del singolo nel dato statistico soggettivo e non nella complessità territoriale della frequenza sinistri, del rapporto sinistri/premi, dei residenti di bacino e di appartenenza di area.
Questi i punti focali varati dal provvedimento governativo:
1) scatola nera proposta all'assicurando pur in mancanza di obbligatorietà con oneri a carico della Compagnia; il canone del servizio satellitare dovrebbe essere a carico del contraente di polizza;
2) in caso di sinistro, la registrazione della scatola nera è elemento probatorio incontestabile;
3) non sono ammessi testimoni "futuri" ma solo i soggetti individuati all'atto del sinistro; non è ben chiara la definizione della "black list" dei falsi testimoni;
4) carrozziere convenzionato con la Compagnia per la riparazione del danno; non v'è obbligo ma accettando la clausola del risarcimento in forma specifica si gode di sconto tariffario alla stregua dell'installazione della scatola nera;
5) le perizie avranno tempi più lunghi con relativo rallentamento dei risarcimenti;
6) il danno deve essere denunciato entro 120 giorni venendo meno la disciplina dei due anni fissata dal Codice civile; per le lesioni personali, la denuncia potrà essere presentata nei canonici due anni;
7) vietata la delega al carrozziere per la cessione del credito.
Attendiamo la conversione in legge.

(14/12/2013)

La BCE e la ripresa economica

Passa dalla BCE e non dai singoli stati dell'Unione il rilancio dell'economia. Eurotower, valuta da tempo di portare in territorio negativo il tasso sui depositi marginali ovvero la liquidità in eccesso delle banche sul breve termine.
Dalla nascita della moneta unica e sino all'11 luglio 2012, la BCE ha remunerato i depositi overnight ad interesse elevato. Per essere chiari e sintetici: la liquidità delle banche veniva “parcheggiata”presso la BCE e questa, per compenso, pagava un tasso con punte del 3,75%.
L'agenzia di stampa Bloomberg, prefigura imminente mossa di Draghi: un tasso negativo sui depositi overnight pari allo 0,1% ovvero un fee da pagare all'istituto centrale. Il chiaro disincentivo della BCE vuole lo scambio di danaro tra banche al fine di favorire la circolazione monetaria. L'auspicio finale è indirizzato a favorire il prestito alle imprese e famiglie.
Nel dicembre del 2011 enel marzo 2012, la BCE iniettò liquidità sul mercato per 489 e 529,5 miliardi di euro. Le banche utilizzarono queste somme perc omprare titoli di stato italiani e spagnoli. Sostanzialmente la domanda, superando l'offerta, fece scendere il tasso d'interesse sia dei bonos spagnoli che dei titoli italiani. Una chiara partita di giro per salvare Italia e Spagna da un probabile tracollo. Salvate queste due nazioni, a scapito di una pressione fiscale via via più elevata, il beneficio per le banche fu ed è enorme. La BCE “vendeva” alle banche danaro con tasso massimo dell'1%. Gli istituti di credito facevano (e fanno) plusvalenza sul tasso dei titoli di stato con ricavi non indifferenti. Allo stato, comprare valuta dalla BCE costa lo 0,25%.
Il paventato intervento di Mario Draghi sui depositi overnight, indurrà le banche ad immettere liquidità a favore di imprese e famiglie? Se ciò fosse, il PIL italiano potrà trarne giovamento?
Gli economisti, sono concordi nel ritenere il 2014 anno positivo per la ripresa del PIL pur nella contrazione dei posti di lavoro. L'aumento della domanda interna vede l'esercizio di più ore lavorative a parità di dipendenti.

(21/11/2013)

Titanic Italia

L'Italia è un paese post-industriale o deindustrializzato? Dicotomia di non facile lettura.
Nel primo caso, il processo coinvolgerebbe tutto l'Occidente con abdicazione totale verso i paesi emergenti? A dare una visione completa, la risposta involge verso la negazione. Tuttavia, la redistribuzione della ricchezza, almeno verso Cina, India, Russia, Malesia, Messico,Turchia e Brasile, sposta il baricentro economico-finanziario e rende meno omogenea la povertà in questi paesi pur tra contraddizioni fortissime.
Progressivamente l'Occidente sta completando il ruolo di fulcro portante, esaltando le culture emergenti vocate dai paesi neo ricchi. Esaurito il ruolo di primato, aleggia l'avvitamento nichilista orientato al disvalore anche etico. Europa, Canada e Stati Uniti, seppur con sfumature diverse, sono incamminati in questo iter irriducibile. Corsi e ricorsi della storia a rincorrersi impudicamente.
L'Italia in questo percorso, è molto più avanti. La vendita di pezzi pregiati delle imprese pubbliche, ha creato una desertificazione che parte dai lontani anni '80. L'industria chimica venduta a multinazionali come le società di telecomunicazioni e manifatturiere. Senza andare troppo a ritroso cito: Edison, Wind, Omnitel (in progresso Vodafone-Omnitel) e Parmalat. Per non parlare dei marchi del lusso, finiti in mano a finanzieri francesi. Un regime di reciprocità, assolutamente dovuto, mai è stato applicato a favore delle aziende italiane. Vendere credibilità, di contrasto allo sciovinismo francese e dirigismo tedesco, salvo eccezioni di Generali ed Unicredit, è gioco da allibratori incalliti.
Il Sistema Italia, nella sua infinita agonia, vanta altro primato: il sistema produttivo è radicato sul territorio a macchia di leopardo e frammentato in piccole e piccolissime imprese. E tra queste, tante sono a conduzione familiare.
Soccombere o sopravvivere ai competitors internazionali attraverso una strategia obbligata?
Le soluzioni sono due:
1) procedere a razionalizzazione del sistema previa ricomposizione del tessuto industriale in entità imprenditoriali di maggior respiro;
2) sistema integrato a rete tra attività imprenditoriali affini.
Il punto 1) ha una sua inattuabilità, almeno sul breve-medio termine, e nessun governo dall'Unità in poi ha messo becco per varare una riforma strutturale del sistema industriale.
Sul secondo punto, qualche timido intendimento di creare una politica di indirizzo per rete integrata tra imprese c'è stato. L'ultimo è del Governo Monti. Anche Confindustria condivide questa politica d'indirizzo tramite RetImpresa. A fare gruppo non è facile e la rete sembra più escogitazione del druido di turno incapace di modificare uno status quo ante ormai elevato a modus vivendi. Sistema a rete, per inciso, applicabile in modo particolare per azione estera.
L'industria italiana esiste ancora dunque ma è polverizzata in migliaia di PMI. Una "crisi di sistema", acuita da una congiuntura economica internazionale partita nel lontano 2007 con i mutui sub-prime statunitensi ed i titoli spazzatura (junk bonds) frutto di cartolarizzazione della finanza creativa. Le nostre imprese, "vessate" fiscalmente dai Governi Berlusconi e Monti (si analizzino, all'uopo, i dati pubblicati di recente da SVIMEZ), hanno perso rapidamente appeal riducendo fatturato e ricorrendo alla cassa integrazione nel migliore dei casi.
Il sistema impresa Made in Italy sconta altro primato per nulla invidiabile: l'eccessiva esposizione bancaria che orienta l'imprenditore al vincolo finanziario. Tolto quasi del tutto il reato penale del falso in bilancio, è applicabile il gioco del baro alla stregua di un giro di poker. Se va bene, e la banca tiene bordone, l'azienda rimane a galla. Vincolo anomalo e stretto tra impresa e banca. Nessuna sorpresa trovare partecipazioni bancarie in grosse società e relativi incroci azionari ad hoc per blindare il controllo. Enrico Cuccia con la sua Mediobanca, costruì la "Galassia del Nord" giostrando in questo modo.
Fisco elevato e mancata competitività sono stati fattori di robusto riordino della compagine industriale del Bel Paese. Un dato superbo del quinquennio 2007/12, vuole la produzione manifatturiera scesa ai valori del 1990. Almeno 35 imprese ogni giorno chiudono partita IVA.
Resistere sul mercato significa due cose:
1) segmentarsi in settori di nicchia e di target alto;
2) delocalizzare all'estero.
Nella produzione del lusso, l'Italia non ha eguali al mondo ma basta questo a salvare impresa e creare nuovi posti di lavoro?
Per tempo, molti imprenditori sono “fuggiti” delocalizzando in Albania, Romania, Thailandia eccetera. Basso costo della manodopera, orari di lavoro incontrollabili, autorità locali corrotte fanno la chiusa per rimanere sul mercato.
Un processo di ripresa, seppur debole, dell'economia è stimabile per il 2014, salvo nuove ed imprevedibili congiunture negative. L'Italia saprà uscire dalla spirale negativa, oppure è in atto un graduale inabissamento del nostro sistema industriale? E' importante distinguere la crisi dall'anomalia imprenditoriale. A me pare, e chiudo, che l'una faccia pendant con l'altra almeno in Italia.

(31/07/2013)

La comparazione Rca e la scommessa di Google

L'innovazione di Google ha trovato, di recente, una sua esplicitazione nel delicato settore delle assicurazioni auto.
L'esperimento, concepito dal motore di ricerca più solido, riguarda per ora il mercato della Gran Bretagna. L'intuito americano, scavalca i comparatori inglesi imponendo uno spettro molto più ampio e competitivo. Aprendosi un ventaglio composto da un numero non limitato di compagnie, si crea la premessa per una maggiore trasparenza e l'incipit ad una riduzione drastica delle tariffe. Insomma, per intenderci, è più difficile ipotizzare un “cartello” tra le imprese assicuratrici inglesi.
Il successo inglese è debordante ed oltre le più ottimistiche previsioni. Il gigante statunitense, a breve potrebbe creare un comparatore similare anche in Italia.
In sintesi la situazione italiana:
- gli attuali comparatori italiani sono gestiti da broker assicurativi costituiti sotto forma di società per azioni od a responsabilità limitata;
- i comparatori italiani sono pochi e la campionatura comprende, nella stragrande maggioranza dei casi, le stesse compagnie con differenze di premio che variano a seconda della commissione applicata dai broker al cliente finale o dall'entità della provvigione percepita dagli stessi in funzione dell'accordo commerciale stipulato con le imprese assicuratrici;
- l'indagine conoscitiva porta ad intrecci societari di persone fisiche e legittima una qualche perplessità pur non configurandosi, salvo prova contraria, un conflitto d'interessi.
Google scompagina, di fatto, il sistema attuale. Non essendoci vincoli di dipendenza ed accordi commerciali precostituiti alla vendita, il gigante americano potrà rappresentare un quadro di estrema coerenza.
Alcune note. Il processo di concentrazione in Europa delle compagnie è fortissimo. Nella politica di riordino, l'Italia denota una graduale perdita di pluralismo. Tre gruppi assicurativi detengono una quota non lontana dal 70%. Generali guida questo processo con il progetto Generali Italia. La casa madre triestina, entro il 2015, incorporerà marchi come Toro (slegata da Alleanza) ed INA-ASSITALIA. Allianz ha cancellato da poco le divisioni RAS, Subalpina e Lloyd adriatico. Unipol metabolizza l'acquisto di Fondiaria-Sai e Milano assicurazioni.
Il residuo è composto da compagnie estere od italiane minori e da pochissime altre realtà spesso di nicchia.


(15/07/2013)

NWO - Nuovo Ordine Mondiale

Il presidente del Consiglio Enrico Letta è una delle tante personalità italiane entrate a far parte dello Steering Committee ovvero il direttivo del Club Bilderberg. Dopo la Gran Bretagna, l'Italia è il secondo paese europeo ed il terzo assoluto a livello mondiale nella rappresentanza interna.
Elementi astratti, fanno ritenere il club in grado di manipolare le economie occidentali e di incidere in modo determinante anche sulla formazione dei governi. Saranno ipotesi o questa misteriosa organizzazione, in conclave in posti esclusivi una volta all'anno, può veramente condizionare le politiche di uno stato, le relazioni internazionali ed i flussi economici?
La Commissione Trilaterale voluta da David Rockeffeler è composta dal gotha internazionale della politica, finanza e con intellettuali di grido. Semplice think tank di 300 persone influenti?
Aspen institute finanziato dalle Fondazioni Rockeffeler e Ford con personalità di spicco a livello internazionale a farne parte. Semplici riunioni sull'essenze valoriali del nostro tempo?
Cupole organizzate in gruppi di potere in stratificazione magmatica verso il basso ed in grado di incidere attraverso lobbies e massonerie varie sull'equilibrio interno degli stati e sugli assetti economici internazionali. Poche centinaia di persone a decidere del futuro di miliardi di soggetti.
Il NWO ovvero New World Order senza congerie passa da qui.


(28/05/2013)

Salute e sicurezza sui luoghi di lavoro

Della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro si pone l'evidenza esclusivamente in caso di incidente o decesso.
Il legislatore italiano è più volte intervenuto nella disciplina normativa, apportando di volta in volta tutte le modifiche che le variabili condizioni lavorative imponevano. Tuttavia le reiterate violazioni delle disposizioni di legge in materia, hanno dettato un nuovo e più severo indirizzo: gli enti e le aziende possono essere chiamati a rispondere IN SEDE PENALE per alcuni reati commessi dai propri amministratori o dipendenti.
Le fonti legislative sono le seguenti: D.LGS. 626/94; D.LGS. 231/01; L. 123/07; D.LGS. 81/08 e D.LGS. 106/09.
L'articolato del T.U. così come da D.LGS. 9 aprile 2008 n.° 81 segue costantemente degli aggiornamenti. L'ultimo è del Gennaio 2013.
Le pene non hanno comunque solo carattere individuale. Vi sono sanzioni pecuniarie o interdittive a carico dell'Impresa od Ente quali ad esempio la sospensione dall'esercizio dell'attività o la revoca di autorizzazioni, licenze o concessioni.
Ogni azienda dovrebbe obbedire a due fondamentali:
l'adozione di un modello organizzativo che miri ad impedire il verificarsi di reati sanzionati dal D.LGS. 231;
la stipula di una polizza di Tutela giudiziaria per rispondere efficacemente al nuovo quadro normativo e per una protezione in ambito amministrativo, civile e penale.

(25/05/2013)

I re del mondo di via Solferino

Cade altro totem ovvero una traccia essenziale nel panorama della cultura italiana.
Montanelli, Buzzati e Stille, sobri interpreti di un'Italia amara, povera ma feconda madre di una rinascita bruciante, non sarebbero fieri degli eredi presunti emuli.
I bramini attuali, decantano mantra in una interminabile pletora da casta acquisita, digerita e sublimata nella caustica sentenza delle caste altrui. Sollazzati per anni con stipendi sontuosi, editoriali pagati anche 5mila euro ed impertinenza da re del mondo, potevano dirimersi da soli?
Ristorante di grido a due passi, il resto in panciolle dietro una scrivania a sfamare idee da spendere per saggi, narrativa, riunioni di redazione. Sedare l'editore con i conti in rosso, è diventata prima impresa ardua, poi titanica.
RCS MediaGroup sconta una strategia sbagliata post Vittorio Colao. La romantica idea, assassina di se stessa, di vendere e fare utili semplicemente con la carta “...perché noi siamo il Corriere della sera...perché noi siamo la Gazzetta dello sport...” è tramontata da tempo. I periodici del gruppo denunciano bilanci pesantissimi.
I quotidiani in Italia perdono costantemente lettori. Repubblica è il quotidiano più letto e spesso più venduto. Il temibile concorrente romano da tempo e per tempo, ha editato la versione gratuita in rete. L'avvento di tablet, smartphone, kindle e lettori vari non ha scoraggiato la truppa di Ezio Mauro. Anche qui il quotidiano del Gruppo L'Espresso, ha investito capitali a rischio senza attendere le sentenze del mercato.
In Via Solferino, al contrario, l'aria è diventata pesante (post romantica) ed il pragmatico Pietro Scott Jovane ha subito chiarito alcune cose: trasferimento dalla centralissima via Solferino alla periferica via Rizzoli, taglio degli stipendi e drastica riduzione dei giornalisti.
Ferruccio de Bortoli con plateale, ma sostanzialmente  simbolico coup de théâtre, ha decurtato il proprio stipendio del 20% e con invito a fare altrettanto ai giornalisti del Corsera.
RCS MediaGroup con bilanci profondamente in rosso, necessità di liquidità per almeno 600milioni di euro. Il patto di sindacato non regge più. Anche qui è finita l'era di Cuccia, Mediobanca e la relativa blindatura degli azionisti fedeli alla linea. Della Valle, ha fiutato l'aria e si è posto fuori dal patto pur con la disponibilità a partecipare alla ricapitalizzazione di RCS. Unipol e Generali, meditano di uscire dall'ex salotto buono perché l'editoria è ritenuta non in linea col core business.
Fiat, altro azionista di peso, spinge in direzione Torino. La famiglia Agnelli edita La Stampa, quotidiano dai bilanci sempre più in rosso. Una fusione a freddo, ed a breve, non è prevedibile.
I romantici di Via Solferino sono avvertiti.

(10/04/2013)

Evasione fiscale 2012

Il presidente della Corte dei conti Luigi Giampaolino al forum di Cernobbio ha dichiarato: “Le dimensioni dell'evasione fiscale è stimabile in 120-130 miliardi di euro e ciò colloca il nostro Paese ai primi posti della graduatoria internazionale...un primato non privo di implicazioni in una realtà...con una elevatissima pressione fiscale sui contribuenti onesti e con l'alto livello del debito pubblico”.
Continua Giampaolino: “L'allargarsi della zona franca dell'evasione fiscale, conseguenza diretta ed indiretta dell'illegalità, produce effetti distorsivi sulla distribuzione dei redditi e della ricchezza ed altera il funzionamento della libera concorrenza”.
Le parole del presidente della Corte dei conti, arrivano pari pari il giorno successivo alla diffusione dei dati sulle dichiarazioni dei redditi 2012.
Un breve sunto:
- il 7% dei contribuenti italiani ovvero 3 milioni di persone ha dichiarato un reddito massimo di mille euro;
- 390mila di questi “indigenti” hanno imponibile 0 ed altri 180mila denunciano reddito negativo;
- 41,3 milioni di contribuenti con la metà di questi che non arriva a 15.723 euro anno;
- nel 2012 la GdF ha scoperto 8617 evasori totali con reddito occultato pari a 22,7 miliardi di euro.
La pressione fiscale nel corso del 2013 sfonderà il muro del 45%.

(23/03/2013)

Il gioco sporco cipriota

Il tono diplomatico si eleva al punto da definire Cipro come parte integrante di “rischio sistemico”. Traduzione: dovesse cadere l'isola mediterranea, l'effetto domino contaminerebbe altri paesi UE.
La Bce, ossigena le casse asfittiche delle banche cipriote in attesa di una soluzione concludente che accomuni le parti in causa.
Diciotto miliardi di euro, tanto costerebbe il salvataggio, sono una goccia nel mare magnum dei fondi disponibili della Bce. Ma la partita è molto più ampia, perché in gioco entrano pedine terze in grado di condizionare pesantemente il risultato. Nello scacchiere, oltre la piccola Cipro verso il colosso Europa entra la Russia.
Cipro vive nella dualità turco/greca con una linea verde a separare i gruppi etnici dominanti. E' parte integrante della UE pur vantando una prerogativa fiscale da paese offshore. Anomalia assoluta nel panorama europeo. Ma non è atto d'ingenuità. La piccola isola, funge da “finestra” per l'entrata di capitali esteri e contestualmente da “camera di compensazione” per gli stessi.
Strategicamente Cipro è al centro del Mediterraneo ed esattamente al crocevia dello scambio Occidente/Oriente. Intersezione perfetta per far entrare miliardi di valuta dai nuovi ricchi di etnia russa.
Cipro vanta una comunità russa molto ampia. Limassol, seconda città isolana, è stata ribattezzata Limassolgrad. I russi, considerano il piccolo stato UE come una sorta di “zona franca” legalizzata dove è possibile attuare sistematica opera di riciclaggio. Non è mistero il grande flusso quotidiano di rubli che giunge a Nicosia e frutto di proventi della delinquenza organizzata dell'ex Unione sovietica. Guadagni ingentissimi derivanti per lo più dal traffico d'armi.
Finestra dell'Europa, camera di compensazione per riciclaggio e beneficio per tutte le parti in causa compresa la Bce evidentemente. Non mi pare si possa dare altra definizione all'antichissima isola.
Il premier russo Medvedev ringhia con Barroso, rammentando a quest'ultimo una cosa: la Russia ha circa il 42% delle riserve in euro. Gazprom, il colosso russo dell'energia, è l'ulteriore arma di ricatto del presidente Putin.

(21/03/2013)

La lezione degli ultimi

Il teologo brasiliano “vescovo delle favelas” Hélder Pessoa Câmara diceva: “Quando io do da mangiare ad un povero, tutti mi chiamano santo. Ma quando chiedo perché i poveri non hanno cibo, allora tutti mi chiamano comunista”.
Cláudio Hummes, altro teologo e cardinale brasiliano dell'Ordine dei Frati Minori (O.F.M.), è stato citato in data odierna da Papa Francesco a proposito delle fasi che hanno preceduto l'ascesa sul soglio petrino. Hummes avrebbe sussurrato al neo papa di impegnarsi per i poveri.
L'ex portavoce di UNHCR Laura Boldrini, nuovo presidente della Camera dei deputati, nel discorso d'insediamento ha citato “il diritto degli ultimi” nello scenario ampio della solidarietà internazionale.
Papa Francesco, richiama la povertà come assunzione di responsabilità.
Quattro figure, quattro identità diverse ma accomunate da un principio comune: la tutela degli ultimi.
I poveri non hanno un vincolo con la storia perché l'indigenza vive di sofferenza, indifferenza, insofferenza. La volontà è calata dall'alto, sotto forma di assistenza, per concessione del ceto superiore per evitare sovvertimenti; per volontà ragionevole di coprire, almeno in forma minima, il gap tra classi sociali; per intervento diretto a livello orizzontale.
Lasciando perdere il verticismo, la piramide sociale, ong, onlus e volontariato sparso, la lezione è una: il primato di jus naturale dell'uguaglianza e della pari opportunità deve essere riconosciuto a tutti.
L'esercizio dello stesso è praticabile con l'intuizione francescana dell'umiltà, povertà e dedizione alla causa. L'azione nell'espletamento costante eleva gli ultimi alla dignità storica della rappresentazione. Francesco d'Assisi, Gandhi, Madre Teresa, M. L. King, Nelson Mandela sono specchio elevato di questa rappresentanza.
Uniformassimo la quotidianità ad una HUMILITAS comune ovvero ad un'assunzione di responsabilità nei riguardi del prossimo, godremmo del privilegio della condivisione di un principio d'equità.

(16/03/2013)

L'eredità di Carlo Maria Martini e Benedetto XVI

Essere gesuita, ovvero attento lettore del processo antropologico socio-culturale e religioso della società occidentale, nel 2005 è costato il papato a Carlo Maria Martini. Temi sensibili come eutanasia, accanimento terapeutico, unioni omosessuali, pedofilia, scandali del clero e relazioni con le altre religioni e non credenti, erano manifestamente improponibili per l'establishment vaticano post Giovanni Paolo II.
Il papa polacco, nella cecità del pensiero conservatore, non ha saputo cogliere l'importanza della caduta del muro di Berlino. Mihail Sergeevic Gorbacëv firmando l'atto di ricongiunzione delle due Germanie, riconsegnò alla storia il pensiero di Marx ed Engels. Nella più grande ingenuità (forse presunzione) Karol Wojtyla, ritenne, caduto il baluardo del pensiero comunista, di poter cavalcare una prateria sterminata attraverso una mera campagna di proselitismo.
Non mi presto ad opera revisionista, rilettura per altro pericolosa, ma perplessità sul lungo papato ne ho sempre avute. La potente torre culturale derivante dal pensiero collettivo, residua in opera un processo di rapidissima scristianizzazione. Mancando un pilone portante, l'altro, ovvero il Cristianesimo, non poteva reggere. In Europa è accaduto questo. Ho esplicitato congruamente la mia riflessione in precedente post. Il pensiero comunista legittimava il cattolicesimo e viceversa. Giovanni Paolo II bollava l'ateismo come il male, arrogandosi unilateralmente di stabilire l'indubbia superiorità del pensiero cattolico e della supremazia della chiesa che egli presiedeva. Pensiero assolutista incapace di comprendere i cambiamenti o, almeno, di coglierne alcuni aspetti sostanziali e visibili.
Benedetto XVI, forse accerchiato se non intimidito dalla curia vaticana, almeno per breve tratto persegue l'oscurantismo precedente. In questo senso, leggo “l'infortunio” di Ratisbona. Fulminato sulla via di Damasco da istanze ineludibili, percepita la necessità della inadeguatezza della Chiesa, compreso che il cambiamento in atto richiedeva una diagnosi dal soglio di Pietro, il papa tedesco, facendo tesoro anche delle critiche del cardinal Martini, apre un dialogo su un tema da sempre spinoso: il rapporto tra credenti e non credenti.
Nell'ottobre del 2011 Ratzinger ha affermato ad Assisi che “nessuno è proprietario della verità”. Il rasoio di Occam decapita il pensiero di Giovanni Paolo II e dell'enciclica Veritatis splendor. Il defunto papa riteneva la verità da identificarsi col messaggio cristiano. La mancata accettazione era bollata come mala fede.
Il papa emerito apre dunque al dialogo tra credenti e non credenti, qualifica i secondi come esploratori alla “ricerca”. La supponenza cristiana c'è ancora, sublimata nella necessità di condurre nel gregge chi è fuori dal recinto. Ma “l'oltre” e la necessità di confronto, fuori dallo steccato del dialogo tra religioni, ha creato il Cortile dei gentili ovvero un'area franca senza pregiudizi di sorta. Il cardinal Ravasi è cursore di questa iniziativa.
Pochi anni fa C.M. Martini affermò che la Chiesa era indietro di 200 anni nella lettura dei cambiamenti. L'operato di Ravasi, condiviso da Ratzinger, almeno parzialmente copre la distanza.
Il prossimo papa avrà alcune eredità difficili da gestire. Il mio personale intendimento vede sul soglio petrino un papa carismatico, forte, scevro da ogni compromesso con la curialità e determinato ad attuare epocale cambiamento. Sean Patrick O'Malley, arcivescovo di Boston, mi pare sia l'unico in grado di prendere la pesante eredità di Benedetto XVI.

(10/03/2013)

L'Evangelo nascosto nella cortina vaticana

Padre Federico Lombardi portavoce della Santa Sede, denuncia il disagio del pompiere atteso a spegnere focolai di notizie incontrollate pubblicate dalla stampa nazionale ed internazionale. L'intervento diretto della Segreteria di Stato in data odierna, con evidenza di un comunicato durissimo in merito a presunti condizionamenti sui cardinali, punta l'indice sul complotto finalizzato a condizionare l'operato dei porporati nel prossimo conclave. L'attacco è rivolto, in particolare, a la Repubblica quotidiano attivo a denunciare le "sporcizie vaticane".
La tesi complottista, tutta da verificare, di norma costituisce la caratura di nervosismo votato a coprire il nerbo scoperto. Padre Lombardi svolge il suo ruolo, la Segreteria di Stato un po' meno quando ritiene di doversi sostituire al portavoce ufficiale con apicale nervosismo del potentissimo cardinal Bertone.
Benedetto XVI, ritenuto valido il rapporto redatto dai tre cardinali incaricati, farà omaggio dello stesso ai porporati che dovranno scegliere l'erede al soglio di Pietro. Il papa, tuttavia, è particolarmente attivo in questi giorni "finali". Ettore Balestrero, bertoniano di ferro, è stato "promosso" con il prestigioso incarico di nunzio apostolico nella lontanissima Bogotà. Promoveatur ut removeatur!
Cosa ha spinto Ratzinger a compiere quest'atto di allontanamento dell'avvenente Balestrero a pochi giorni dal 28 febbraio giorno ultimo del pontificato? Quale ragione può addurre il Santo Padre sulla tardiva sostituzione del potentissimo Gotti Tedeschi allo IOR? Quali sono i rapporti tra IOR, Opus Dei ed il Banco di Santander? Perché la Banca d'Italia controlla con particolare attenzione le operazioni dello IOR? Perché è passato quasi inosservato il blocco dei bancomat vaticani per due mesi? E' vero che lo IOR ricicla danaro sporco di mafia, camorra, 'ndrangheta ed altre organizzazioni malavitose operanti a livello internazionale?  Perché non divulgare il rapporto della triade cardinalizia? I cardinali Bertone, Bagnasco ed altri porporati noti fanno parte della famosa lobby gay? Non sarrebbe ora di togliere la cortina fumogena anche sulla vita privata di vescovi e cardinali? Perché Benedetto XVI si è affrettato ad allontanare Balestrero da Bertone? Non sarebbe ora di svelare la verità sull'affaire Emanuela Orlandi ed i rapporti tra Vaticano e banda della Magliana?
Claudio Rendina, pei tipi di Newton Compton, ha pubblicato nel 2008 I papi Storia e segreti. Due tomi da leggere attentamente ed acriticamente. Consiglio la lettura solo agli stomaci forti.

(23/02/2013)

Dipendenti regionali

Il 21 dicembre scorso la Ragioneria dello Stato ha pubblicato le rilevazioni “Conto Annuale” 2011. I dati sono frazionati per regione con indicazione rapporto dipendenti pubblici/incidenza sul totale nazionale.
L'elaborato, nella freddezza dei numeri, non tiene in debito conto di fattori discriminanti tipo:
- popolazione residente in singola regione;
- percentuale dipendenti in rapporto ai residenti;
- produttività pro capite dipendente/popolazione residente;
- retribuzione, incarico e benefit vari.


LOMBARDIA : 406.429 (12,51%);

LAZIO : 401.059 (12,35%);

CAMPANIA : 296.751 (9,14%);

SICILIA : 288.278 (8,88%);

VENETO : 225.635 (6,95%);

EMILIA ROMAGNA : 224.719 (6,92%);

PIEMONTE : 220.250 (6,78%);

PUGLIA : 212.902 (6,56%);

TOSCANA : 202.270 (6,38%);

CALABRIA : 115.787 (3,57%);

SARDEGNA : 108.830 (3,35%);

LIGURIA : 99.281 (3,06%);

FRIULI VENEZIA GIULIA : 84.796 (2,61%);

MARCHE : 82.002 (2,52%);

ABRUZZO : 73.552 (2,26%);

UMBRIA : 48.996 (1,51%);

TRENTINO ALTO ADIGE (province autonome Trento e Bolzano) : 77.794 (1,20%);

BASILICATA : 34.512 (1,06%);

MOLISE : 19.261 (0,59%);

VALLE D'AOSTA : 11.614 (0,36%)

(28/01/2013)

Paul Krugman, il signor fuori

Barack Obama ha deciso il successore di Tim Geithner nella carica di segretario del Tesoro. La scelta è stata indolore e ricavata da entourage della Casa Bianca. Jacob Lew affiancherà il presidente per il secondo mandato.
La notizia, battuta da poche ore dalle agenzie di stampa, avrebbe poco rilievo se non svelassimo un retroscena.
Obama, sfoglia ogni puntuale mattina il New York Times. Tra gli “opinion leader” del quotidiano c'è un certo Paul Krugman premio Nobel per l'economia nel 2008. Neo keynesiano, tacciato di sospette indulgenze nei riguardi del Partito Democratico, in passato avrebbe potuto vivere il suo fulgore nel periodo clintoniano.
Il presidente statunitense, ha una sorta di venerazione per Krugman e desiderava fosse al suo fianco alla White House. Cosa ne pensa l'economista seriamente? Rispondendo sul blog online di NYT, ha glissato con classe certosina e con non poca ironia ha scritto: “è una cattiva idea”. L'affermazione, è intrinsecamente stupefacente, ma lo è ancor più quest'altra affermazione: “io potrei essere il peggior amministratore del mondo, non sono bravo a fare assunzioni e decidere sui licenziamenti”. Il garbo ammirevole raggiunge il culmine nel “sto bene nel ruolo riservatomi di opinion leader, il NYT non è un giornale qualunque ma il quotidiano più venduto ed in grado di avere una determinata influenza sul dibattito nazionale...non sarei in grado, come consigliere della Casa Bianca, di svolgere un ruolo obiettivo in tandem con gli altri...perderei la mia influenza nel quotidiano dibattere...pertanto preferisco mantenere la mia posizione al NYT...definitemi pure signor fuori”.
Paul Krugman rimarrà nella sua stanza al New York Times, Obama continuerà a leggere l'oracolo ogni giorno. Krugman ha scelto di fare l'arbitro. Di salite e discese neanche a parlarne. Di penna schietta, sarà ascoltato dall'America democratica ed inviso all'area repubblicana.

(10/01/2013)

L'obesità e le nuove frontiere

Secondo i dati Oms (Organizzazione mondiale della sanità), nel 2015 ci saranno non meno di 700 milioni di individui obesi. Il riferimento, già enfatico, assume aspetto preoccupante guardando il parametro del 2005. Gli obesi erano stimati in almeno 400 milioni di individui.
Il fenomeno ebbe monitoraggio nel XX secolo. Difficile capire come fosse giudicato in precedenza. I primi scritti risalgono al XVI secolo.
L'incidenza iniziale era terreno fertile dei paesi industrializzati. Via via lo scompenso ha colpito nazioni in via di sviluppo con Messico e Cina in testa. Sconcerta leggere i dati Oms. Nessuno, ripeto nessuno, avrebbe mai scommesso un centesimo sulla particolare incidenza della patologia in alcune isole dell'Oceania!
Avreste mai detto che a Tonga, Nauru ed alle isole Cook l'obesità "colpisce" il 60% della popolazione? Il dato è relativo. Giusto per capirci: Nauru è una micro repubblica con appena 10.000 residenti. Strutture sanitarie buone, eppure il 94,5% della popolazione soffre di sovrappeso; il 40% soffre di diabete tipo 2; un bambino su cento muore alla nascita; aspettativa di vita pari a 63 anni. Perché questo? Una chiave di lettura, la ricercherei nel tasso di disoccupazione: 90% della popolazione!
L'elaborato americano quanto meno è scontato: 44% dei maschi statunitensi e 37% degli argentini. Le donne si attestano sul 48%. In Europa, il dato Oms del 2010 segnala 150 milioni di obesi ovvero il 20% della popolazione. Albania e Gran Bretagna denunciano il dato più alto con percentuale superiore al 22%.
A livello mondiale, Australia, Canada, Gran Bretagna e Stati Uniti consolideranno il "primato" nei prossimi 10 anni. L'obesità, quindi, muove i propri passi in modo disorganico: non necessariamente è direttamente proporzionale alla ricchezza ed istruzione. E' certo però che le donne, in via tendenziale, sono più obese. In Europa almeno 15 milioni di bambini (pari al 10% della popolazione) sono interessati dall'obesità.
In Italia, i bambini (6-11 anni) in sovrappeso sembra siano più di UN MILIONE. Il 12% è obeso ed il 24% in sovrappeso.
I bambini in sovrappeso/obesi sono così suddivisi nella Top 5:
- Campania 49%;
- Molise 42%;
- Calabria 42%;
- Sicilia 42%;
- Basilicata 39%.
Le regioni più virtuose: Veneto, Piemonte, Sardegna, Friuli Venezia Giulia; virtuosissima la Valle d'Aosta con incidenza del 23%.
Gli adulti obesi sono quasi 5 MILIONI e con un +9% rispetto a cinque anni fa.
Qualche mese fa, il presidente Monti voleva introdurre imposta, in particolare, sulle bevande gassate. La misura è rimasta solo sulla carta. Multinazionali dalle potenti lobbies come Pepsico, Coca Cola hanno avuto la meglio...almeno per ora!

(08/01/2013)

Pubblico (Giornale) e Luca Telese in lettera aperta

Comprai il primo numero di Pubblico spinto dalla curiosità di una nuova testata. Due scelte nell'imprimatur di Telese: fare quotidiano rigorosamente schierato dalla parte del più debole come organo di controinformazione (quindi non allineato) ed occupare un'area progressista (ergo ideologica?) scoperta.
Torno indietro al post "L'Huffington Post, blog e pluralità dell'informazione". Numero di lettori in forte calo eppure, in una delle tante anomalie italiane, proliferano iniziative editoriali. Citai a memoria i devastanti flop de Il Telegiornale, L'Informazione ed i tentativi velleitari di Ricardo Franco Levi con L'Indipendente e Montanelli con la Voce. Ho perso le volte del fallimento di Paese sera con l'ambizioso Sansonetti ad ipotizzare una nuova uscita con i soldi di mecenate. Liberazione è scomparso da tempo, il Manifesto stoicamente resiste. Repubblica riesce a chiudere in attivo grazie al quotidiano on line. In casa RCS il Corriere della sera chiude in passivo. Mi pare pure che i due quotidiani di stretta area PD l'Unità ed Europa abbiano tirature esangui. Il secondo è introvabile nelle edicole. Che dire de Il Riformista, di matrice dalemiana, chiuso nella scorsa primavera? L'ex direttore Antonio Polito oggi è editorialista di via Solferino ovvero Corriere della sera. I quotidiani di area berlusconiana Libero e il Giornale tra "Caso Boffo" e "Caso Marcegaglia" (per citarne un paio) hanno significativi bilanci in rosso.
Primo numero di Pubblico trovato alla terza edicola, sold out nelle prime due. Di pancia non mi è piaciuta la prima pagina, i titoli e l'impaginazione. Sfogliandolo e leggendolo la pancia si è allineata al discernimento.
Le categorie politiche, scaturite dalla dicotomia destra/sinistra, sono cessate emblematicamente nel 1989 con la caduta del muro di Berlino. L'atto simbolico del piccone sgretola una delle torri portanti del pensiero occidentale : il Comunismo. Giovanni Paolo II intuì subito il pericolo riveniente per l'altro pilone, adoprandosi tantissimo per fermare il processo di scristianizzazione attraverso incessante opera pastorale attuata nei frequenti viaggi. L'ideologia marxista langue con l'Europa sempre più secolarizzata ed atea nel processo post-moderno. Insomma vengono meno le verità assolute delle due Torri.
Ironia della sorte ha voluto che altro polacco, filosofo di professione, goda di grande seguito, non solo in circoli intellettuali esclusivi, per la teorica di "società liquida". Zygmunt Bauman,  ritiene che si stia sempre più attuando un processo omologante in cui vige la regola del consumismo globale. Impensabile, per l'intellettuale ebreo, rimanere fuori da una situazione di omogeneità. Internet, social network come Twitter e Facebook, YouTube, iPhone 5, Samsung Galaxy SIII eccetera sono la prova provata di necessità artefatta ma ineludibile.
Siamo oltre il duale sinistra/destra, il pensiero comune è coercitivo di un ambire: il deserto vuole la sua oasi, il suo sogno. Cento giorni sono bastati per demolire il concetto "dell'Italia del coraggio, l'Italia 2.0".
In bocca al lupo a Pubblico, a Luca Telese e redazione tutta.

(02/01/2013)

Digital divide (Divario digitale)

La saturazione della rete fissa internet è il limite manifesto di una tecnologia obsoleta. L'occasione di fare il salto, tramontò definitivamente con la crisi economica ed il c.d. "Piano Romani" accantonato dal Governo Monti.
L'avanguardia DSL, nella versione A ed H nell'evoluzione superveloce, è visibile a macchia di leopardo in tutta la penisola. Regioni come Calabria e Valle d'Aosta, scontano il divario ancora nel 2012. La Basilicata fatica a ruota.
La fibra ottica, senza il finanziamento pubblico, è una chimera in buona parte d'Italia. I proclami di Telecom Italia, Wind con la divisione Infostrada e Fastweb sono rimasti lettera morta.
Le telecomunicazioni sono strategiche in ogni paese con debita eccezione italiana. Il panorama è preoccupante valutando gli azionisti dei vari operatori telefonici.
Questa la situazione attuale, salvo mio errore od omissione:
- Telecom Italia ha nel proprio azionariato una partecipazione non inferiore al 20% della Telefonica spagnola;
- Infostrada come marchio Wind è di proprietà russo-norvegese dopo la gestione della famiglia egiziana Sawiris (titolare, allo stato, del portale Libero.it);
- Fastweb, antesignana della rete a fibre ottiche, è da qualche anno nella piena titolarità di Swisscom;
- Teletu (ex Tele 2), passata da mani svedesi alla anglo-americana Vodafone;
Gli altri, sono piccole realtà a livello nazionale a partire da Tiscali.
La telefonia mobile, vive una situazione ancora più drammatica :
- Tim è nel pacchetto di maggioranza di Telecom Italia;
- Omnitel (attuale Vodafone) venduta alla tedesca Mannesmann e scalata a sua volta da Vodafone; gioiello dell'imprenditoria italiana finito in mani straniere;
- Wind creata da Enel in partnership con le società telefoniche pubbliche tedesca e francese, venduta al gruppo egiziano Weather Investments che a sua volta ha ceduto al duo russo-norvegese Vimpelcom-Telenor; altro gioiello finito in mani estere;
- 3 (H3G) con piena titolarità dell'azionista cinese Hutchinson Whampoa.
Per citare, rammento la meteora Blu nata nel 2000 con l'internet mobile GPRS e ceduta a spezzatino, per mancanza di fondi all'asta UMTS, nel 2002. Tra gli azionisti, ricordo Benetton, Mediaset e British Telecom. Ottimi piani tariffari, estrema trasparenza ed 1,6 milioni di clienti non sono bastati.
Con l'avvento delle nuove tecnologie cellulari create da Apple, anche le reti mobili sono entrate in crisi. Tutti gli smartphone e buona parte dei tablet agganciano il segnale internet dei vari gestori mobili.
Come si supera il divario digitale?
Telecom Italia non ha i fondi per completare la rete a fibre ottiche.
E' tornata in auge, ultimamente, l'idea di scindere la rete dal servizio. La prima passerebbe ad una newco e la seconda nelle mani dell'ex monopolista pubblico.
Altra idea, sponsorizzata dai maggiori competitor di Telecom Italia, prevede la costituzione di una nuova rete a fibre ottiche partecipata dai maggiori gestori nazionali con in testa Wind e Vodafone. T.I. ha risposto picche.
Rimane il servizio mobile. Il digitale terrestre ha liberato le frequenze televisive 800 Mhz. Il futuro parte da LTE e cioè la rete ultra veloce dei gestori mobili. Spacciato per 4G, nella sostanza è un 3G evoluto. Il futuro è oltre la frequenza dei 2 Ghz.
Il presente e futuro è delle fibre ottiche.
Chi tirerà fuori miliardi di euro per cablare l'Italia con le fibre ottiche?

(01/12/2012)

P.S. Nei giorni successivi alla pubblicazione di questo post su altro blog, Telecom Italia ha lanciato la fibra ottica per il business in tre città : Roma, Napoli e Torino.

L'Huffington Post, blog e pluralità dell'informazione

Il mondo anglosassone vanta, tra i suoi tanti primati, milioni di lettori adusi alla stampa quotidiana. I film inglesi ed americani, confermano lo stato delle cose e la buona abitudine di ritrovarsi il giornale ogni mattina sotto l'uscio di casa.
La tiratura dei "nostri" volge sempre alla riduzione delle copie anno per anno. il declino è evidente sia per la Repubblica che Il Corriere della sera. Diminuiscono copie e numero di lettori.
Una delle tante anomalie italiane, tuttavia, è da ricercarsi proprio nella effervescenza editoriale degli ultimi decenni.
Qualche lettore, avrà memoria de L'Indipendente, la Voce, L'Informazione, della assoluta meteora Il Telegionale eccetera.
Il primo, il più ambizioso, cavalcava l'equidistanza dell'omonimo e celebre inglese The Independent ed era diretto da Ricardo Franco Levi. Troppo avanti con i tempi, più volte ha chiuso e riaperto i battenti e diventando, caso più unico che raro, anche giornale di area leghista. Ricardo Franco Levi successivamente è stato portavoce del Governo Prodi.
L'arcigno Montanelli, lasciato il suo il Giornale nuovo per indipendenza intellettuale dall'editore pedante ed invasivo Silvio Berlusconi in odore di "discesa in campo", rispolverò la Voce. Aveva 85 anni! Successo travolgente per alcuni mesi. Uomo colto, straordinario, equilibrato e molto critico con la "sua" idea di Destra, non riuscì a tenere il quotidiano nelle edicole più di tanto. Aprile 1995 chiusura e ritorno al Corsera. Montanelli aveva con sè giornalisti come Gomez, Servegnini, Travaglio ed il fidatissimo Federico Orlando.
Mario Pendinelli, già direttore de Il Messaggero, in pieno fulgore berlusconiano, portò nell'edicole L'Informazione sempre nel 1994. Pochi mesi in edicola poi l'abisso della chiusura per le perdite.
Nel 1995 Gigi Vesigna (già mentore di Sorrisi e canzoni) crea il flop gigantesco del quotidiano Il Telegiornale. Un solo mese in edicola! Pensato sulla falsariga del tabloid britannico The Sun, non piacque l'impronta scandalistica al morigerato lettore italico.
Più recente la nascita de il Fatto Quotidiano diretto da Antonio Padellaro e, da poco in edicola, Pubblico (Giornale) di Luca Telese. Il primo, un po' camaleontico in area PD-Italia dei Valori (forse anche troppo vicino a quest'ultimo partito) ora in area grillina, il secondo, mi pare, visibilmente schierato nella prateria (in)definita dell'area sinistrorza.
Nel 1996 il "neoconservatore" Giuliano Ferrara, ex comunista poi craxiano e poi ancora berlusconiano della prima ora, spedisce in edicola l'elitario Il Foglio Quotidiano (conosciuto semplicemente come Il Foglio). Appena quattro pagine, notizie sintetiche. Area vicina al centrodestra ma con aperture sporadiche.
La consolazione (se può essere tale) è la sobrietà dei giornali italiani, difficilmente inclini, rispetto ad i tabloid britannici tipo The Sun, al sensazionalismo scandalistico di ragazze in topless. L'abbiamo scritto sopra (perdonate il plurale maiestatis) e qui ribadiamo. Le eccezioni ci sono, purtroppo, e sono due. Notizie menzognere, attacchi violenti e preordinati alla magistratura, dileggio sistematico dell'avversario politico. Uno di questi quotidiani ha creato (con incidenza di prelato vaticano?) il devastante "Caso Boffo".
In altro post, scriverò di giornalisti, della loro casta, della legge sulla stampa e della FNSI.
Iniziative editoriali continue, pluralità informativa della carta stampata e lettori in forte calo. Internet, in questo quadro, guadagna punti, pubblicità e consensi. La qualità? Il taglio editoriale finalizzato, spesso, a bambole siliconate è figlio evidentemente del costo/contatto. "Pecunia non olet" ebbe a dire Vespasiano.
Ancora una volta gli americani bruciano tutti sul tempo. Arianna Huffington crea nel 2005 il quotidiano on line che prende il suo nome. In pochissimo tempo The Huffington Post diventa il giornale virtuale più cliccato! Negli States vi sono quattro versioni locali a Chicago, Denver, New York e Los Angeles. Il blog diventa man mano sempre più potente e diffuso. Da settembre scorso, Lucia Annunziata dirige la versione italiana con testata L'Huffington Post. L'unico vezzo concesso, l'articolo in italiano! Giornalisti e blogger vari (spesso professionisti) compongono la squadra. Il tutto in collaborazione con il Gruppo Editoriale L'Espresso.

(27/11/2012)

Diritto di rappresaglia

La rappresaglia è prevista dal Diritto internazionale con tutte le limitazioni che ciò comporta.
Disciplina complessa perché:
- il limite dell'applicazione del Diritto internazionale è nella volontà delle varie nazioni ad obbedire ad una disciplina sovranazionale;
- buona parte dei paesi occidentali, pur avendo recepito la disciplina internazionale, di fatto sono i primi a violarne le relative norme (Stati Uniti vs. ONU in testa);
- la rappresaglia non è commisurata all'offesa subita.
Sarebbe interessante comprendere perché l'Italia è uno dei primi finanziatori dell'ONU e, di contro, una delle prime nazioni a non avere una pari dignità con gli altri paesi grandi finanziatori.
Forse anche l'ONU, come in precedenza la Società delle Nazioni, ha fatto il suo corso e non ha alcun senso definire quest'organo come "governo mondiale".
I palestinesi di Hamas (mi limito all'ultimo episodio), hanno lanciato da Gaza un missile su Tel Aviv. La rappresaglia israeliana dovrebbe essere proporzionale al torto subito come da diritto internazionale.
L'operazione, chiamata enfaticamente "Pilastro di difesa", ha prodotto una reazione su Gaza assolutamente spropositata. 39 palestinesi sono morti (anche bambini) in poche ore.
L'Egitto finge di indignarsi a livello istituzionale ma prende milioni di dollari dagli Stati Uniti.
Obama "appoggia" l'iniziativa israeliana ma auspica una soluzione del conflitto. Le lobbies ebree americane sono talmente potenti da condizionare la politica interna ed estera di un presidente statunitense. Basta guardare le donazioni elargite ad ogni campagna elettorale.
Ci vorrà molto tempo e tanti tanti morti per dare una pari dignità ai palestinesi di Gaza e Cis-Giordania.
Gli ebrei attesero secoli, dopo la diaspora e milioni di morti, per avere la loro terra nel frattempo rivendicata da altro popolo.
Anche i libici (facendosi beffa dell'Italia e delle disposizioni internazionali), sequestrano i pescherecci italiani in acque internazionali chiedendo un riscatto. Per quel che mi consta, non lo faceva solo Gheddafi ma anche l'attuale governo filo occidentale. Andate a chiedere ai libici (ma potrei citare tanti casi sparsi per il mondo) cosa pensano del Golfo della Sirte e della competenza territoriale.
Quanti morti ancora prima che palestinesi, curdi, tibetani eccetera godano dell'autodeterminazione?

(17/11/2012)

Diarchia, autarchia o flop dei guru?

I processi ondivaghi dell'economia internazionale, graficamente riproducono una sinusoide con picchi cartesiani in scala -0 +0.
Il ciclo ha una lettura anche in chiave politica e, più in generale, nelle relazioni umane.
Apicalmente, nella vertigine dell'intelletto umano, vanno intese queste dissertazioni. La "second life" degli avatar, è solo impulso visionario di un futuro remoto. L'intelligenza di plastica e chip adombrata da Isaac Asimov è prematura.
Ogni processo revisionista (economico, politico, intellettuale ecc.), trova nello spettro delle ipotesi la figura del "guru".
Coloro che si fregiano del "titolo" usano un deterrente efficacissimo: non dicono nulla di nuovo di quel che si sa ma, attraverso l'efficacia della dialettica, determinano il "mito" dell'inerranza. Potrei citare i papi, Martin Luther King, Nelson Mandela, Mahatma Gandhi, Steve Jobs (leggi Steve Wozniak), Bill Gates (leggi Paul Allen), Madre Teresa di Calcutta e tanti altri. Nella determina del calderone, aggiungerei anche i dittatori di ogni epoca.
La gneosologia e/o epistemologia,  di base "propina" la necessità della conoscenza e della divulgazione. Ergo: i guru attraverso la coazione dialettica impongono (come concetto relativo) l'attuazione del loro pensiero.
Il guru è una figura unipersonale o può essere bicefalo? Nel primo caso, i greci antichi ipotizzerebbero l'autarchia, nel secondo vale il concetto diarchico.
Questione di lana caprina? Non mi pare!
Il MoVimento 5 Stelle (M5S) è di Beppe Grillo e/o Gianroberto Casaleggio?
I guru "pensano" raramente di proprio e più spesso di pensato altrui.
Il pensante del pensato mi pare Grillo e Casaleggio il pensato del pensante. Autarchia spacciata per diarchia? Nell'uno e nell'altro caso, non trova casa la democrazia come esposizione plurima delle idee.
I paralleli brucianti con "L'Uomo Qualunque" di Guglielmo Giannini, cioè il "super partes" senza etichette ideologiche e partitiche, rieccheggia spesso per M5S. Se il concetto che muove il duo Casaleggio/Grillo gioca sull'impulso emotivo e di novità nella perdizione post-berlusconiana, una legislatura (la prossima) sarà levatura e canto del cigno.
Le crepe nel movimento sono sempre più evidenti. Il tappare la bocca sui mass media ad ogni grillino, inviare raccomandate di espulsione perché "non allineati" col pensiero del capo, escludere qualsivoglia tipo di democrazia interna, significa condannare il movimento alla sua naturale estinzione in breve tempo.
Nell'autarchia/diarchia di M5S, le correnti sono escluse. Sottobanco fanno occhiolino tre aree d'influenza: pragmatica, ortodossa e movimentista. La prima, più coriacea, flette verso un'autonomia seppur minima dal capo; l'area ortodossa, è dei duri e puri scevra da ogni dialogo sia a sinistra che a destra; la terza tende a sensibilizzare sui temi dell'ambiente e vicina ad un'area vendoliana o vagamente PD.

(14/11/2012)

Back to the future (Obama's Day)

Strano paese gli Stati Uniti: alla società multietnica funge da contraltare la pena di morte; alla nazione più ricca si oppone un welfare discutibile; il paese più  "democratico" cozza con legge elettorale dei "grandi elettori".
Non ci fossero i soldi cinesi ad acquistare i "treasury bond" americani, cosa sarebbe degli States? 1500 miliardi di $ il debito pubblico americano in mano ai cinesi. 6000 miliardi il debito pubblico totale degli Usa. Non è  eretico  affermare che la Cina ha in "pugno" gli Usa. Chiudessero i rubinetti dalla Grande Muraglia...Sviluppo e welfare state improntati su una spinta debitoria eccessiva. Il  dollaro stampato ben oltre le riserve auree della Federal Reserve perché valuta internazionale. Saddam Hussein si faceva pagare il petrolio iracheno in Euro sino all'arrivo del petroliere George Walker Bush. Succeduto a Bill Clinton e "scippato" ad Al Gore la presidenza, sarà ricordato come uno dei peggiori presidenti degli Stati Uniti. Alle gaffe interne ed internazionali (chi non ricorda la faccia allibita di Elisabetta II?), segue una sequela impressionante di errori in politica estera. Da repubblicano e conservatore è stato citato nel 2011 da Amnesty International come mandante di "crimini contro l'umanità". Fosse  stato eletto Al Gore senza l'assurdità dei "grandi elettori", difficilmente sarebbe arrivato Barack Obama. Come blogger, mi adagio spesso sulle domande. Ricorre, in questo senso, la "democrazia" americana.
E' democratico un paese che riconosce la permanenza della pena di morte per referendum (California in questi giorni)?
E' democratico un paese che discrimina pesantemente il colore della pelle, malgrado Obama, e KKK ancora vivo?
E' democratico un paese che permette l'acquisto di arma da fuoco a chiunque lo voglia?
E' democratico un paese che prima della "ObamaCare" riconosceva l'assistenza ospedaliera solo a coloro che erano in grado  di stipulare polizza sanitaria?
Avrà ancora molto strada da fare Barack Obama. Nobel per la pace a sorpresa ma ottimo interprete in politica internazionale. Ora (libero da legacci di rielezione), miri a rilanciare l'economia statunitense oltre alla riduzione del debito interno. La Cina avanza con  1,2 miliardi di formiche operose.
Good Luck Mr. President!


(08/11/2012)

L'Impero molisano

319.000 residenti, oltre 800 dipendenti regionali, 600milioni i debiti contratti con banche italiane ed internazionali. Ogni molisano assume un debito pro-capite di 1881 euro.
Per fare una piccola comparazione: la Puglia con oltre 4 milioni di residenti, retribuisce in totale 2400 dipendenti; la regione Campania ha in busta paga non meno di 2200 funzionari ed un numero imprecisato di dipendenti; Sicilia, Lazio ed altre "eccellenze"...
Il Molise è questo. Ente piccolissimo sospeso tra Puglia ed Abruzzo. Dal 1963, per volontà sannitica, è stata scissa dal conglomerato Abruzzi e Molise.
Testardi e determinati i molisani al pari dei conterranei abruzzesi. Il plus però è nelle manie di grandezza: si vorrebbe costruire un aeroporto tra i tanti progetti. Rammenterò male, ma il progetto in fase pre-esecutiva è stato bloccato "dall'alto". Qualche spicciolo comunque è stato buttato lo stesso.
Regione piccolissima ma con sprechi esorbitanti. Tanti paesi abbarbicati sulle colline con popolazione residente modesta. Tanti municipi, tanti dipendenti e nessun futuro. Le nuove generazioni fuggono lasciando dietro solo la vecchia generazione. Unione dei comuni? Quale illustre sconosciuta! Il sistema viario interno lascia molto a desiderare. Da Campobasso a Montenero di Bisaccia è un'avventura tra segnaletica e fondo stradale.
La struttura sanitaria è articolata e frammentata perché ogni campanile esige nosocomio e riserva di voti. La sola Campobasso vanta due strutture ospedaliere. Una pubblica, l'altra privata di matrice cattolica. Il capoluogo di regione, ha poco più di 50mila abitanti.
Termini Imerese umiliata da Marchionne non è più produttore di FIAT. Almeno sette proposte di riconversione e/o rilancio sulle scrivanie di vari ministeri nel 2011. Particolare interesse destò la proposta di DR MOTOR COMPANY. La Regione siciliana, da par suo, dette luogo allo stanziamento di una somma enorme (assolutamente sulla carta) per il progetto di rilancio dello stabilimento.
DR non è un produttore ma semplice assemblatore della cinese Chery. La sede è a Macchia d'Isernia. Il titolare è Massimo Di Risio ex concessionario ed ex pilota.
Nel 2011 la DR aveva chiuso l'accordo per il rilancio di Termini. Il piano industriale non lo rammento se non nella sua estrema vaghezza. Mario Monti lo scorso Giugno ha stoppato Di Risio. L'importatore/assemblatore molisano ha un'esposizione bancaria preoccupante da far temere anche la sussistenza della piccolissima casa madre. Cosa sarà di Termini Imerese, dei dipendenti e dell'indotto? Quale sarà il futuro di DR?
Il Molise, risalta poco o niente nelle cronache nazionali malgrado la classe politica manifesti attivismo particolare. Angelo Michele Iorio, presidente dell'esecutivo, ha investito soldi pubblici in diverse aziende decotte. Difficile dare interpretazione al rilancio. Inquietante andare alla ricerca di azionisti "pubblici" con società che hanno sede legale in Lussemburgo e nei paradisi fiscali. La domanda è stata posta a Iorio. La risposta è un sospeso in attesa che la magistratura faccia luce sull'ennesimo "mistero" molisano.
La provincia d'Isernia non esisterà più per spending review ma i dipendenti sono già senza stipendio.
Brogli elettorali ancora non chiariti tengono in sospeso la regione.

(26/10/2012)

Rapporto Sentieri ovvero come ti uccido Taranto

Aldo Moro, nei primi anni '60, decise unilateralmente di "stanziare" l'attuale ILVA (all'epoca se non erro Italsider) a Taranto. L'intendimento politico voleva Bari come sede.
Il fiuto del "leader maximo" è stato lungimirante. Bari, già città borghese e ricca, non poteva "sporcarsi" di industria metallurgica. Ancor oggi i baresi ringraziano. Non è un caso che Bari sia la città con il reddito pro-capite più alto nel Sud pur essendo seconda, dietro Palermo, come valore assoluto.
Taranto, dunque, assunse lo scettro di città-operaria della Puglia. Adagiati sul "posto fisso e sicuro", i tarantini ed il circondario hanno costituito un ben misero indotto. La "città dei due mari", sconta ancora oggi questi errori di valutazione. La sudditanza e dipendenza dall'ILVA, Arsenale ed ENI, ben poco ha contribuito allo sviluppo di commercio ed industria. Là dove c'è stato qualche "illuminato"...oggi è spento! Due citazioni per tutte: la birra Raffo oggi è prodotta a Roma; del famosissimo San Marzano Borsci si aspetta...l'ennesimo rilancio!
Sentieri non è un percorso ma...un rapporto da leggere attentamente. Non è necessario visionarlo. Basta percorrere la BR-TA per imbattersi nell'ILVA; basta immettersi sulla TA-RC per squadrare l'ENI; basta imboccare via Cugini per trovare il muraglione dell'Arsenale. Tutti "baracconi statali".
Il pugno allo stomaco ti arriva da Tamburi, quartiere adiacente all'ILVA. Nessuna descrizione può rendere la realtà. Rinuncio a farlo.
Mi viene semplicemente da formulare una serie di interrogativi:
- quanti tarantini e non (si ipotizza avere ampiezza di 20 km "l'effetto ILVA") sono morti dagli anni '60 ad oggi?
- quanti bambini nascono con malformazioni e muoiono in quel di Taranto e circondario?
- perché solo da qualche anno vengono regolarmente diffusi questi dati?
- la Regione Puglia poteva non sapere in tutti questi anni?
- l'allora Ministero della sanità (ora salute) poteva non sapere degli effetti nocivi di ILVA-Italsider, ENI ed Arsenale?
- possibile che dal "SS Annunziata" ed, in progresso, dal "Moscati" (ex ospedale Nord) non si sia mai alzata una voce di denuncia coerente?
- cosa ha fatto il comune di Taranto in questi anni?
- cosa hanno denunciato gli ambientalisti dal '70 in poi?
- c'è stata mai, negli anni scorsi, una levata di scudi della "società civile" tarantina?
- possibile che NESSUNO, dico NESSUNO, abbia mai denunciato tutto ciò?
Ma la domanda più inquietante è questa: PERCHE' LA MAGISTRATURA TARANTINA HA ATTESO ANNI E TOT MORTI PRIMA DI AGIRE?
Nel rapporto costo/beneficio ovvero sanità/posto di lavoro chi l'ha spuntata? Lascio al lettore la risposta.

(24/10/2012)

Il regno di Scilla

Un viaggio per definirsi tale, deve trovare la giusta dimensione tra il reale ed il senso dell'immaginifico. La "sospensione" giova al lettore ed evita la noia di una mera descrizione.
L'Alto Jonio calabrese è una "terra di mezzo" sospeso tra Calabria e Lucania. L'artificio regionale l'ha posto da una parte. Ma parlare di Calabria a Trebisacce, Rocca Imperiale, Roseto Capo Spulico eccetera, non sa di molto ed i capoluoghi regionali sono lontani (Catanzaro) o lontanissimi (Reggio Calabria). Al confine tutto è relativo ed il richiamo lucano sovente suona il tam tam. I paesi graziosi e tranquilli, richiamano il sobrio stile lucano se non pugliese anche nelle cadenze. Il complesso riordino delle province e futuribile delle regioni, porterà l'Alto Jonio calabrese in verosimile macro-regione senza appigli di appartenenza lucana e forse neanche cosentina.
La Calabria, senza sospetto di affettazione, è divisa nell'Alta Calabria e Calabria vera e propria. A scorrere nel viaggio, Cosenza e Catanzaro hanno il senso dell'orgoglio evoluto e dello sviluppo. Il colpo d'occhio è piacevole anche a distanza. La prima vanta, pur non essendo capoluogo, la sede RAI regionale ed un tessuto industriale discreto. La seconda, dopo i moti di rivendicazione degli anni '70, non è solo la capitale politica "reale" ma anche laboratorio culturale oltre la maestosità edilizia mostrata con orgoglio.
Un flashback (ricordo), ha risvegliato un termine estremamente disuso in quasi tutta la penisola. Erano i tempi dell'università ed un giorno m'imbattei nell'ascolto di una "primazia". Un giovane universitario calabrese, rivendicava dei primati. Fui colpito dall'enfasi del discorso e dall'orgoglio proferito nella cadenza tipica.
L'Alta Calabria trova confine con la graziosissima Amantea, piccolo centro incastonato nelle colline.
Oltre, tutto è più selvaggio e cupo nel paesaggio circostante. Il colpo d'occhio cosentino e catanzarese di latina memoria, lascia il posto alla Calabria "greca". L'edilizia organica ed estetica, via via assume l'aspetto delle truci palazzine incompiute e figlie dell'abusivismo edilizio. Piano regolatore come concetto non esiste. George Orwell, nel celeberrimo "1984", di fervida fantasia, ha descritto palazzoni inerti, scuri e smisurati. La realtà non è lontana dalle allucinazioni dello scrittore britannico.
Reggio Calabria vista dal lungomare è maestosa nei palazzi in stile "liberty". Messina è dall'altra parte dello Stretto a gonfiare il petto d'orgoglio siciliano. Poi...a girarci dentro (Reggio) ti assale un malessere. Decoro edilizio approssimativo od assente. Trovi spazzatura in luoghi di raccolta improvvisati e stipata in nicchie a bordo strada. Mi è parso di vedere anche un vecchio aspirapolvere arrugginito. Reggio è il dominio della "poliedricità" estetica data la sua estensione a comprendere piccoli centri come Gallico. I reggini sono pacati, gentili ma non ridono mai. In stazione, poca gente. Cerco edicola all'interno e m'imbatto in "vendesi attività". La prima edicola è fuori ad un centinaio di metri. Dal 2014 via la provincia per la città metropolitana. La Cancellieri ha sciolto il comune la settimana scorsa. Risalgo nella Calabria latina. Al bar, ha i capelli neri, occhi carbone e labbra carnose. Tipica calabrese col sorriso appena accennato.

(17/10/2012)

Scamming Russia (Scamming russian girls)

Ho già affrontato l'argomento col post "Richard e le valchirie moderne".
Ho fatto ulteriori ricerche. Il fenomeno, pur avendo una tipicizzazione nei paesi dell'ex URSS, sta assumendo dimensioni preoccupanti nel continente africano ed in particolare in Nigeria e Ghana.
Questa la sintesi.
INTERNET DATING - L'input mi è venuto leggendo in maccheronico italiano : "...io scrivo e-mail a te ricevuta da internazionale datazione...". L'iscrizione gratuita in siti italiani d'incontri, quanto meno, ha qualcosa di veritiero e tracciabile nella casella di posta elettronica. L'inserimento dei propri dati personali e sensibili, con spunta di varie autorizzazioni (spesso non lette con l'attenzione dovuta), genera procedure di business la cui valenza legale, nell'atto della vendita (perché di vendita vera e propria si tratta), suscita tante perplessità. Se ho compreso bene, queste banche dati vengono acquisite da agenzie internazionali e rigirate ad agenzie russe od ucraine. L'affare è tripartito: sito italiano d'incontri, agenzia internazionale che compra/vende i dati ed il terminale russo/ucraino. In questa filiera, non facilmente disciplinabile, si cumula una struttura normativa sovranazionale aggirabile perché il profilo di controllo e verifica è quasi ridotto a zero. Pertanto nessuna sorpresa quando vi arriva e-mail dagli stati facenti parte della CSI (Comunità degli stati indipendenti).
AGENZIE MATRIMONIALI - Buona parte delle agenzie russe sono fasulle e figlie di organizzazioni criminali o di soggetti non proprio cristallini. Adescano l'italico uomo ed in tutti i modi provano il raggiro. Raramente qualcosa del genere si trova anche in Italia. Un rapido controllo su quest'ultime agenzie ci dirà se sono regolarmente autorizzate. E' verosimile che le agenzie russe utilizzino foto di ragazze consapevoli, altre all'oscuro di tutto oppure, in altri casi, usano foto di donne che hanno chiesto la cancellazione espressa dalla banca dati. Molte foto potrebbero essere datate. Sovente dietro queste agenzie operano delle organizzazioni criminali. Anche l'ambasciata italiana a Mosca nella sezione "visti", richiama l'attenzione sul fenomeno scamming.
MONEY TRANSFER - A prescindere dalle frasi mielose ripetute sistematicamente dalla terza, quarta e-mail in poi dalle platinate signore, la reale intenzione trova logico riscontro quando chiedono soldi per venire in Italia. E' acclarata una cosa: le donne russe sono particolarmente orgogliose ed anche in stato di indigenza non chiedono soldi. Quanto non esclude che una russa non possa realmente innamorarsi di un italiano e venire nel Bel Paese. Se la vostra sensibilità è colpita particolarmente, potreste fare vari controlli e, tra questi, verificare se c'è stata una precedente transazione con Western Union o Moneygram. Di truffe per migliaia di euro ne ho trovate a iosa.
LINGUA ITALIANA - Molte russe scrivono di conoscere la lingua di Dante. Spesso è falso. Semplicemente viene utilizzato un traduttore. Il testo traslitterato dal cirillico ai caratteri latini non è sempre comprensibile. Problema ancor più rilevante se la corrispondente russa non conosce bene la lingua madre. Il trucchetto per capire è semplice. Le signore dell'Est pongono tante domande. Potreste rispondere sul loro stesso testo ai quesiti, magari scrivendo in grassetto, ponendo altrettante domande. In buona parte dei casi non risponderanno ai quesiti.
SITI ANTI SCAM - I più avveduti e realisti possono fare un controllo banale: inserire la mail della gentile interlocutrice nei motori di ricerca. I siti antiscam si sprecano. Tra questi, ho trovato particolarmente efficace il sito russo www.russian-mates.com. Gratuitamente fornisce il dato scam o meno. Nel caso vorreste approfondire, è previsto il servizio a pagamento.
DONNE UCRAINE - Senza dubbio sono mosse da intenzioni non propriamente amorose. Ritengo siano le più risolute nel raggiungimento del fine. Le varie signore di Kiev, Odessa, Kharhov eccetera desiderano lasciare l'Ucraina date le non eccelse condizioni di vita ma non solo. Nella maggioranza dei casi, contraggono matrimonio con italiano solo per acquisire la cittadinanza. Non sorprenderà sapere dato statistico: buona parte delle ucraine sposate in Italia divorziano raggiunto il fine. Invito il lettore a leggere attentamente i fenomeni di corruttela, truffe (il portafoglio smarrito per citare) perpetrati quotidianamente in Ucraina.
DONNE DI MOSCA E SAN PIETROBURGO - Furbe e scaltre nell'adescare gli italiani con transazioni di danaro a gogo. Il tenore di vita a Mosca e nella ex capitale degli zar ormai è elevato e l'inflazione galoppa. Una facile escogitazione per mantenere un tenore di vita alto è spiegabile in questo modo.
DOCUMENTI FALSI - Procurarsi un passaporto falso in Russia è cosa relativamente semplice. Con pochi euro, passaporti di ignare signore vengono scannerizzati con foto sostituite abilmente. Esiste un vero e proprio mercato nero gestito dalla criminalità. In alcuni casi, il raggiro viene fatto con il "passaporto interno" e cioè con il lasciapassare valido solo negli stati aderenti alla CSI. Tale passaporto non ha alcuna validità nei paesi dell'Unione europea e quindi per l'area Schengen. I biglietti Alitalia, Aeroflot o di altre compagnie vanno verificati per evitare sorprese.
E-MAIL - Difficilmente arriverà dalla Russia una e-mail che non sia di server americano. Chi pensa di poter recuperare host ed IP per localizzare l'interlocutrice, si illude inutilmente. Ci ho provato anch'io con la mail di Libero.it. Aprendo la mail e cliccando prima su "Altre azioni" e poi su "Mostra intestazioni" troverete quasi sempre una localizzazione americana, inglese ed in alcuni casi lussemburghese. Se il collegamento viene fatto col telefonino, potreste sapere marca e modello del cellulare. Dalla ex URSS ed Africa  arrivano quasi esclusivamente mail tracciate da Yahoo. Gli utenti @rocketmail.com, @ymail.com e @yahoo.com sono servizi di posta elettronica del gigante statunitense. La procedura di iscrizione e cancellazione è molto rapida.
MANCANZA DI TELEFONO - Questo è vero. In molte case russe il telefono ancora non c'è. Questo non dispensa dall'essere poco credibili.
STORIE STRAZIANTI E DETTAGLIATE - Il proselitismo delle sceneggiate è arrivato anche ad Est. Con dettagli strazianti potreste avere a che fare con una vedova od orfana dalla nascita oppure ancora di genitori sconosciuti ed altre amenità.
FOTO - Attenzione alle troppe foto ed alla numerazione delle stesse. Più la numerazione è alta più è da ritenersi che vi sia dietro una truffa. Foto, tra le altre, spesso prese da internet o sottratte da qualche maschietto americano, canadese o russo per carpire la creduloneria del maschio italiano. Google immagini è ausilio importante per la comparazione web e siti antiscam. In alcuni casi, sono riuscito a "tracciare" anche la vera identità della persa innamorata.
VISTO PER L'ITALIA - E' facile prendere visione, tramite il sito dell'ambasciata italiana a Mosca o collegandosi al sito www.italyvms.ru, della documentazione necessaria per venire in Italia. Solo nel 20% dei casi sarà rilasciato il visto.
CONCLUSIONE - Il post non vuole generalizzare nulla e, tanto meno, dare una "carta d'identità" alle donne russe, moldave, bielorusse, ucraine, ghanesi e nigeriane.
Mi pongo un semplice interrogativo: quali iniziative efficaci potrebbero essere prese a livello internazionale per frenare un fenomeno assolutamente dilagante?
Non entro nella fattispecie del diritto russo per mancanza assoluta di nozioni elementari. Tuttavia il lassismo è evidente ai più.

(06/09/2012)

Richard e le valchirie moderne

Chiedo scusa a Richard Wagner, ad Odino, ai popoli del Nord Europa, chiedo scusa al...mito delle valchirie incamminate nelle varie leggende su lupi e cavalli.
Le nuove valchirie, di biondo naturale, non più legate alle orde barbariche leggendarie, galoppano sul cavallo tecnologico della posta elettronica. Platinate nei capelli, armeggiano bellezza diafana, impalpabile, occhi verdi o blu e "ciaoooooo" a gogo.
Fine primo tempo.
Per anni, ho ricevuto "avances" sulla e-mail. Le platinate, vestite di cirillico ma di buona conoscenza della lingua di Dante (!), abbordano la community di Libero, lanciano proclami a iosa di amore eterno, fedeltà ed enfatizzano situazioni familiari strazianti eccetera.
Dopo anni di semplice presa visione mi viene l'ardire di rispondere, complice magari il mio ego maschile allupato dalle valchirie, non di Wagner e delle orde barbariche, ma di stretta osservanza russa. Rigor pratico vessa l'idea di indagare.
Ti scrivono, ti chiedono, foto in quantità industriale, madre vedova, situazione sentimentale deficitaria ed altre...corbellerie.
Secondo tempo.
Il focoso maschio latino gonfia petto, bicipiti e...corre dall'amata ammaliatrice russa?
Qui è scattato l'intendimento della conoscenza. Il nostro latin lover, spesso vetusto signore di mezza età, incantato dalla sirena bionda trentenne, sborsa fior di soldi e contrae matrimonio. Migliaia di italiani lo hanno fatto. Altrettanti sono stati truffati con...Western Union e Moneygram.
Fare dell'erba un fascio è luogo comune e, come tale, da prendere con le pinze.
Questa commistione mi pare comunque eccessiva. Senza dubbio in Russia vige il mito italico sin dal tardo '800. All'epoca poeti e scrittori russi scrissero pagine memorabili dedotte dai frequenti viaggi.
Il pennuto tricolore ci ha rimesso pelo, portafoglio e...divorzio dalla giovane musa russa od ucraina.
Può essere che dietro il fenomeno ci siano organizzazioni costituite ad hoc?
La curiosità mi ha spinto oltre la steppa siberiana. Saltando di sito in sito, ho compreso quante immense potenzialità ha la terra di  zar ed oligarchi. L'Italia è il secondo esportatore con la bilancia import/export assolutamente favorevole. Insomma se il maschio latino vuole colonizzare il Distretto del Volga, le varie "oblast" o "rajon", lo faccia come imprenditore e non per altro. Il resto, nel caso, verrà di conseguenza!

(18/08/2012)

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