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S U P E R M A R K E T
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Il grande occhio vigile

I comunicati stampa di Banca d'Italia e Consob delle ultime settimane con relativo distinguo, fanno la piega di una difficoltà ampia compresa d'imbarazzo. La sorveglianza, per le rispettive competenze, ridotta alle dotte congetture nella “mancanza di comunicazione” tra le due autorità. Quattro banche azzerate e due (Veneto Banca e Popolare di Vicenza) a bruciare soldi dei risparmiatori. Nella cronaca, le azioni dell'amministratore di turno assumono un prospetto penalmente perseguibile nella impotenza di poter tracciare una responsabilità patrimoniale e di disciplina. Banca d'Italia, sapeva dal 2011 della gravissima situazione di Banca Marche e della devastante azione di Bianconi; Via Nazionale, conosceva dal 2013 la carenza patrimoniale di Banca Etruria e del Lazio (Bpel); palazzo Koch per una serie d'ispezioni a CariFerrara e CariChieti, era consapevole del quasi certo default. Visco ed i commissari, hanno chiuso un occhio e sono stati indulgenti ritenendo sufficiente una (finta) ricapitalizzazione? Per anni Montebelluna, sede di Veneto Banca, ha accolto le “raccomandazioni” di Banca d'Italia alternando gli amministratori nella più classica presa in giro. Anche qui il “sacco” di pochi noti arroccati per vent'anni nel ruolo di direttore generale e/o presidente nelle deleghe scambiate. Risibile il comunicato della disponibilità di “pochi ispettori” formulato dalla sala stampa di Visco.
Consob autorizza l'emissione di obbligazioni subordinate, strumento di finanziamento rischioso, a banche con grave carenze patrimoniali senza vigilare sulla portata di tale azione. Consob era consapevole che le obbligazioni di Etruria erano spazzatura; Consob sapeva del saccheggio della banca aretina, dei fidi concessi all'amico di turno. La “mancanza di comunicazione” con Banca d'Italia è una dichiarazione di fallimento del proprio ruolo. Consob, deputata alla verifica di tantissimi casi di insider trading mai chiariti. Vegas & co. devono ancora chiarire il +68% in Borsa di Etruria tra il 16 e 26 novembre 2014. Qualcuno sapeva, per tempo, della trasformazione in spa delle popolari. Consob, spieghi cosa stia a significare "consenso informato" su un contratto di adesione in forma scritta.
La magistratura, nel possibile conflitto d'interesse del procuratore Roberto Rossi, a surrogarsi nelle inadempienze di Consob e Banca d'Italia.
Finirà così: quattro banche “ripulite” con depositi, conti correnti e obbligazioni ordinarie ed una bad bank a smaltire le sofferenze cumulate. 7 miliardi andati in fumo e nuovi istituti regalati al banchiere virtuoso di turno nella contezza della perdita di migliaia di risparmiatori.  
Rimane una riflessione in coda: Stefano Bisi, Licio Gelli, famiglia Renzi, famiglia Boschi, Denis Verdini, Roberto Rossi, MPS, Banca Etruria e Credito cooperativo fiorentino. Massoneria ufficiale, massoneria deviata, banche fallite o sull'orlo del fallimento, politici, magistrati e banchieri con una specifica origine territoriale.
“Sol omnibus lucet” di Petronio campeggia sul sito della massoneria ufficiale.

(23/12/2015)

ILVA...il futuro che non c'è

Tra Taranto e Genova saranno non meno di 22.000 dipendenti (compreso indotto). ILVA chiuderà il 2015 con un buco di 500 milioni di euro. La Svizzera (segnatamente la magistratura del Canton Ticino), ha vietato il rientro di 1,2 miliardi di euro depositati presso un trust svizzero a nome di Emilio ed Adriano Riva. Il mancato rientro, danneggia ILVA forse in modo irrimediabile. La somma in essere, era necessaria per garantire prestito all'impresa metallurgica. La sentenza elvetica è lapidaria sulla "serietà" italiana: "Non c'è garanzia delle autorità italiane che le persone perseguite, se risultassero innocenti, non subirebbero dei danni. E la consegna dei fondi all'Italia avrebbe come risultato la loro riconversione in obbligazioni di una società fallita". Prima conseguenza: articolo 489 della Legge di Stabilità. Il Governo garantirà ancora un potenziale prestito da 800 milioni fungendo da garante per l'ILVA? Garanzia pubblica, si badi bene, non gradita da UE perché si configura "aiuto pubblico". Procedura d'infrazione in arrivo?


(05/12/2015)

Caporalato: fenomeno nella storia dell'Italia

Il caporale della riedizione è il "tour operator"; la fattora, altra figura emblematica, conserva nome e funzione. Autopsie o no, i veleni in agricoltura sono sempre più utilizzati per dare colore, maggiore densità al frutto. La filiera passa dallo sfruttamento, all'inquinamento per finire alla tavola. Il prodotto bio costa, è più piccolo e forma irregolare. Il prodotto naturale richiede tempi più lunghi di maturazione, il prodotto trattato meno. Nella vendita, le grosse catene impongono prezzi al ribasso con l'imprenditore agricolo a subire passivamente il "prendere o lasciare". Debiti con le banche insostenibili. Un settore, quello agricolo, col cane che si morde la coda. Lo sfruttamento in agricoltura ha origini antiche. Fallace pensare ad un fenomeno tipico del XX secolo. Errato pensare che sia un fenomeno prettamente meridionale. Tracce evidenti risalgono al Medioevo e confermate da narrazioni del '600. Piemonte e Lombardia, all'epoca utilizzavano persone umilissime (anche diversabili) nella raccolta del riso. Paga miserrima, un tozzo di pane e minestra al dì. Almeno 10 ore piegati in acqua. Aspettative di vita non oltre i 40 anni. Erano i c.d. "risaroli". Finita la stagione, tornavano a casa in altre province lombarde e piemontesi. Un numero consistente decedeva in inverno a causa di stenti e malattie. Le mondine, ampiamente documentate da "Riso amaro", verranno nei secoli successivi. Il fenomeno dello sfruttamento, del lavoro nero, è ancor oggi visivamente palpabile in agricoltura. In Calabria e Campania, le organizzazioni malavitose controllano per buona parte il settore. Accodata la provincia di Foggia nella confusione tra clan camorristici, Società foggiana e sottobosco con sfruttamento dei migranti ridotti a vivere in condizioni orribili nel periodo estivo. Nel Salento, segnatamente la zona di Nardò, accade qualcosa di simile pur nella minore invadenza della criminalità organizzata. 2 i milioni dei lavoranti in nero ed almeno 27 miliardi di evasione fiscale. Dato reale: almeno un 30% in più. Una legge organica sarebbe necessaria per tutto il settore; il caporalato, è solo parte di un fenomeno ben più complesso.

(25/08/2015)

L'insostenibilità del debito africano

Il processo di fuga dalle guerre, dalle dittature cruente dimentica, nelle cronache internazionali, l'insostenibilità del debito africano. Poco convincente l'affermazione, sovente di esclusiva area leghista, della necessità di aiutare gli africani a “casa loro”.
Le politiche d'investimento nel continente africano, corrono verso una fuga spinta da fattori ignorati dall'opinione occidentale. Il tasso di crescita africano, è prosciugato dall'alto debito e dall'inadempimento susseguente. Il lato verso è costituito dagli interessi troppo alti, elemento discriminante ad affogare il PIL.
E' pur vero che FMI e Banca Mondiale, sono intervenuti per ridurre l'indebitamento almeno per una trentina di Stati. Parallelamente, nello scorso decennio, la boccata d'ossigeno è derivata dall'apertura  di trattative finalizzate alla concessione di nuovi prestiti.
Parte di queste somme erogate a Zambia, Ghana, Senegal ed altri stati africani son servite per finanziare attività imprenditoriali occidentali in Africa con parallela corruzione dei potentati locali. La nascita di società partecipate (fintamente), ha generato crescita economica ed altrettanto debito nella già difficile congiuntura internazionale. Mancando una pianificazione per uno sviluppo organico, le opere elefantiache o si sono rivelate cattedrali nel deserto o sono state predate da società occidentali.
Il debito deve essere ripagato. I Paesi africani possono farlo solo svendendo i gioielli di famiglia: oro, diamanti, petrolio ed altro. Le società americane, cinesi ed europee fanno un sol boccone sia delle materie prime che delle privatizzazioni.
Un PIL africano in crescita ma soffocato dai debiti, favorirà l'impoverimento di nazioni già stremate da indigenza storica e colonialismo arrembante.
La Grecia, a breve, subirà la stessa onta.

(22/07/2015)

L'istituzione UE

Ha una certa rilevanza, la condizione della Grecia ed il flusso dei migranti spediti nella disperazione di un futuro benessere vincolato al principio dell'accoglienza.
Il tema greco, ricorre nelle pagine quotidiane della noncuranza. Il problema riguarda tutti i paesi UE  con Italia, Francia e Spagna in prima fila. Uscisse la Grecia dall'unione (Grexit), i titoli di stato italiani, francesi e spagnoli schizzerebbero in alto da rendere impossibile la tenuta dei conti pubblici. La moneta unica andrebbe fuori controllo con rischio fondato per la stessa UE.
Qui UE toppa una prima volta.
La disperazione dei barconi, frutto anche di una dissennata politica coloniale, nell'impatto iniziale è un problema italiano. Il nostro Governo, ha approccio di accoglienza seguito da una sistemazione logistica e nulla più. La UE, nella sua entità sovranazionale, avrebbe la possibilità di imporre ai paesi membri una strategia dell'accoglienza valida per tutti.
La seconda toppa UE è questa.
La Grecia non è in grado di restituire i soldi. Tsipras e Varoufakis (greco di passaporto australiano), giocano sui nervi. Come dire: se noi usciamo cosa ne sarà della UE?
I greci hanno poco da perdere. L'indigenza è pane quotidiano, sanità al collasso ed industria inesistente. Oltre la fonte turistica c'è il nulla da vendere sul mercato. Arrendersi al ricatto greco? Permettere ad Atene di ricevere aiuto da russi e cinesi?
Gli americani fanno orecchio da mercante ma non vogliono la Grecia in area Putin.
La UE funge da comprimario. Politica estera pari a zero e neanche strategie condivise nel proprio interno. La Mogherini “dipende” dalla Merkel.
C'è da chiedersi: la UE serve a qualcosa oppure è un gigantesco giocattolo nelle mani dei tedeschi?
L'unione brucia miliardi di euro tra Bruxelles e Strasburgo. Ogni mese migliaia di documenti (inutili), fanno spola tra le due città con costi impensabili.
Tra migranti e greci ci rimette la UE nella sua inutilità istituzionale.

(17/06/2015)

La bad bank ed il default creditizio in Italia

Il focus dell'economia italiana, ha una prospettiva pessima non solo per la fase congiunturale ma per un sempre più evidente deficit strutturale.
Lo sviluppo industriale, la ripresa economica, con le banche a chiudere i rubinetti alle imprese e famiglie, sono mere ipotesi. Gli istituti di credito, da par loro, tra gestioni allegre, sofferenze derivanti da crediti inesigibili e contenziosi frequenti sull'anatocismo, fanno fatica a reggere il mercato. Mercato sempre parcellizzato e con pochissimi player nazionali a far fronte alla miriade di banche locali nella forma di popolari o di credito cooperativo.
Il dibattito politico, rimarca da lungo tempo la necessità di creare una “bad bank” per i crediti in sofferenza e...per la mala gestio degli istituti di credito. Ergo: le banche continuerebbero a perseguire una strategia "leggera" e nella difficoltà lo Stato andrebbe ad arginare le perdite. Il trascorso Fiat con utili agli azionisti e perdite scaricate al contribuente, richiede riflessione sull'assistenzialismo statale.
A metà del 2015, miliardi di risparmi sono a rischio e la lista degli istituti in apnea si allunga. Il Fondo interbancario di tutela dei depositi (Fitd), tutela i correntisti sino a centomila euro.
Banca d'Italia, ricorre alla gestione commissariale per evitare i default quando evitabili.
La storia di Mps, Banca Etruria, Carige ed Ubi non dimentica altri dossier sulla scrivania di Ignazio Visco.
Veneto banca, cooperativa per azioni, sconta l'amministrazione dei soliti noti (Vincenzo Consoli & co.) con perdite vicine al miliardo di euro. La campagna per le Regionali, ha posto il bavaglio agli organi di stampa. Fusione per incorporazione nella Banca popolare di Vicenza, l'ipotesi più probante.
A rischio altissimo Banca Marche in commissariamento gestionale da 2 anni. Fonspa, banca specializzata in crediti deteriorati ed illiquidi, ha iniettato 1,8 miliardi nelle casse della banca jesina. Soldi in buona parte persi. Per Fonspa il danno è doppio: l'immissione di operazione sul mercato per  2,3 miliardi per finanziare il prestito da 1800 milioni, è andata male.  Salvo cavaliere bianco, il default è vicino con il Fitd a sanare parzialmente le perdite dei correntisti marchigiani. L'apparente interessamento della Popolare di Bari, è scemato per operazioni di acquisizione in Abruzzo benedette da “Palazzo Koch”. Una cordata di imprenditori marchigiani, ha repentinamente ritirato proposta dopo attenta lettura del bilancio.
Da ultimo, la crisi di Cassa di Ferrara (Carife) finanziata dal Fitd con 300 milioni di euro.

(29/05/2015)

Della povertà in Italia

Tre parametri incidono sulla povertà: cultura scolastica, zona di residenza ed attività lavorativa.

Dati ISTAT 2013

Povertà relativa = reddito medio 972,52 euro (famiglia due componenti; -1,9% sul 2012, media mensile 990,88 euro)


12,6% delle famiglie (3 milioni e 230 mila famiglie);
16,6% degli individui (10 milioni e 48 mila persone);
6% Nord – 7,5% Centro – 26,2% Sud (decremento Nord, aumento Centro-sud sul 2012).

Peggioramento per famiglie numerose con figli minori e con problemi di accesso o permanenza al lavoro. Nel Sud l'incidenza del problema passa dal 40,2 al 51,2% per le coppie che hanno figli minori. Sempre al Sud le coppie con un solo figlio avvertono un miglioramento.

Povertà relativa al Sud


Sud, coppie con un solo figlio: SITUAZIONE IN MIGLIORAMENTO (dal 31,3 del 2012 al 26,9% del 2013) per target dirigenziale od impiegatizio.

Reddito medio Sud


2013 = reddito 764 euro mensili; 2012 = 793,32. Pur accettando l'idea che l'eventuale deflazione (tutta da verificare) ha generato un beneficio nel potere d'acquisto, l'aumento della pressione fiscale ha vanificato l'effetto positivo.

Spesa media Italia


2013 = 744 euro mensili; nel Centro-nord  circa 800 euro; le situazioni estreme in Sicilia e Calabria: 32,5 e 32,4% ovvero 1/3 delle famiglie vive con questo reddito mensile (target operai e disoccupati).

N.B. Il working poor (povertà associata al titolo di studio) incide moltissimo sulla povertà.

Povertà assoluta = spesa mensile minima per uno standard di vita minimamente accettabile


2 milioni e 28 mila famiglie pari al 7,9% dei residenti ovvero 6 milioni e 20 mila persone (9,9% della popolazione italiana);
3 milioni e 72 mila risiedono al Sud (erano 2 milioni e 347 mila nel 2012);
1 milione 434 mila sono MINORI (13,8 nel 2013 contro un 10,3% del 2012);
gli ANZIANI sommano 888 mila individui (dal 5,8 al 7% sul 2012).

Quanto incide la scolarità sulla determinazione della povertà:
- nessun titolo/scuola elementare: 12,1%;
- media inferiore: 11,1%;
- superiore ed oltre: 3,6%.

Povertà assoluta adulti (range età 18 – 59 anni):
- area metropolitana Nord: 820,19 euro;
- piccolo comune Nord: 736,20 euro;
- piccolo comune Sud: 546,36 euro.

Save the Children
(Ansa, dicembre 2014)

1,4 milioni di bambini vivono in povertà assoluta
.

Mezzogiorno: 19%;
Calabria 29%;
Sicilia 24,7%;
Sardegna 22,2%.

2,4 milioni di bambini vivono in povertà relativa (23% del totale)
.

(23/05/2015)

Della pacificazione


25 aprile: Festa della Liberazione o Anniversario della Resistenza.
Della storia, della coreografia storiografia, dell'iconografia storicistica e del sempre pulsante verbo revisionista, nell'imperio di una vulgata onnisciente, è piena la letteratura.
E' tempo, non più debito, di pensare e scrivere di riconciliazione senza introiettature localistiche “del particulare” che tanto nocumento arrecano all'Italia.
Chiamatela, se volete, Festa della Pacificazione Nazionale.

(25/04/2015)

Lo strano caso di Telecom Italia

Il Governo Renzi ed il caso Telecom Italia. Il racconto di altra "stranezza" tutta italiana.
La società di telecomunicazioni è privata solo sulla carta e si tenta di favorirla in ogni modo a scapito degli italiani.
Siamo al terz'ultimo posto in Europa nella velocità di navigazione internet. T.I. si è crogiolata in regime di monopolio. Il vizio non è venuto meno col libero mercato. Wind, Fastweb e Vodafone erano disponibili, due anni fa, per una rete ultra veloce di nuova generazione. T.I. non solo rispose picche ma continuò nella politica assurda di lasciar fuori la concorrenza. Oggi i player hanno un potere diverso. Metroweb società privata, cabla la penisola con la fibra ottica, fornendo il servizio a chi lo voglia pagare. Fastweb, Wind e Vodafone continuano l'avanzata. Telecom Italia cosa fa? Rifiuta di cablare l'ultimo miglio con la fibra ottica e chiede di mantenere la vecchia struttura in rame; ottiene soldi dallo Stato (già erogati) per internet veloce. Nel 2020, in Europa la velocità media di navigazione sarà pari a 100 Mbps; in Italia, a parte le zone in digital divide (zone non coperte dal segnale), buona parte degli internauti avrà al massimo 30 Mbps.
Cosa farà Renzi? Proteggerà T.I. nella sua tecnologia obsoleta finanziandola, oppure imporrà il cablaggio dell'ultimo miglio?
Sul mobile, di contro, siamo tra i primi in Europa come velocità, almeno per ora. Come dire: Telecom Italia prende soldi dallo Stato e...la rete TIM è la più veloce!
Tra qualche anno col 5G, Samsung promette almeno 1 Tbps. Il tutto confermato da una università inglese.

(03/03/2015)

I falsi storici

Due falsi storici caduti nei primi giorni del 2015:
1) Voltaire, principe ideologo dell'Illuminismo (e dell'archetipo marxista?) sublimato nella tolleranza di parola, è caduto nelle macerie della dissacrazione senza limiti e senza filtri di mediazione antropologica;
2) la frase di Papa Francesco è la più lucida espressione di una proposizione storica: l'etica della non violenza è solo una congettura filosofica.

(16/01/2015)

Lo sberleffo americano

Il giorno successivo alla tumefazione occidentale, restano dubbi ed incertezze. Il nemico è invisibile, snello e capace di colpire ovunque senza che nessuna intelligence possa fare opera di prevenzione assoluta.
La Francia ha gravi responsabilità nella disciplina di monitoraggio e nei protocolli utilizzati per l'esercizio dell'azione. L'impotenza è nella sproporzione: 88mila uomini ad inseguire due fuggitivi “intercettati” da un gestore di una pompa di carburante.
Israele diffida dei servizi transalpini e delle istituzioni francesi in generale. Migliaia di ebrei francesi pronti a tornare nella terra natìa nella sensazione postuma di insicurezza.
Le ginocchia dell'Europa sono piegate, i corpi prossimi alla prostrazione. Il nemico è falsamente visto nella figura delle organizzazioni terroristiche. Il peggior nemico dell'Europa è l'orgoglio nazionalistico, la necessità del distinguo. La volontà di non cedere di un millimetro sull'opportunità di una delega ampia alla UE.
Ordine sparso in itinere a partire da una polizia europea che non c'è. Minimamente capaci di opporci all'invasione tecnologico-commerciale americana e cinese.
Google, Yahoo e Bing, motori di ricerca in grado di definire la personalità, i gusti le tendenze del singolo. Social imperanti come l'elitario Twitter ed il popolare Facebook. Browser come Firefox, Explorer, Safari e Chrome ai quali contrapponiamo il modesto norvegese Opera. Sistemi operativi smartphone a pieno appannaggio statunitense come iOS ed Android.
Deserto totale nella vecchia Europa: sicurezza approssimativa, sviluppo tecnologico in ogni dove con polverizzazione dei fondi, politica estera somma di singoli ed eserciti nazionali.
Lo sberleffo di Obama è significativo: andare nelle colonie sottomesse era atto superfluo ed inutile. E' bastata una firma all'ambasciata francese a Washington.

(13/01/2015)

Dissacrazione e sciovinismo...a spasso

Ho sempre diffidato dello sciovinismo francese. Dell'ideale (loro) presunzione, di essere depositari di una sorta di superiorità culturale promanante dall'ideale illuminista, asse portante di una società fondata su principi democratici.
Non posso escludere, l'esteriore tendenza italiana di manifestare una piena ed autonoma espressione di pensiero non incardinabile e, tanto meno, riducibile ad un vincolo esterno. La vocazione egemonica, puzza anche in Europa. Invitate ad un tavolo italiani, francesi, tedeschi ed inglesi!
Sarà che in questa sorta di (falsa) egemonia la dissacrazione estrema vuole essere l'apice di questo sciovinismo francese? La satira è una libera espressione insopprimibile ma comprimibile nella necessità della diversità culturale. La struttura dei valori, è legata all'origine dell'essere. Un occidentale, svezzato da una tradizione storica legata al pensiero progressista può e deve confrontarsi con una cultura fondamentalmente differente. Immaginare, da entrambe le parti, il primato ad egemonizzare “l'altro”, imporre il proprio humus e sradicare un corso storico, non giova a nessuno. Il “male” è sempre dall'altra parte. Ognuno esige di insegnare il “concetto della democrazia” all'altro.
“I versi satanici” di Salman Rushdie, incendiarono il mondo islamico e la fatwa di Khomeyni. Il potentissimo ayatollah iraniano, scatenò una guerra di “religione” (ovvero culturale) malgrado fosse stato in esilio per molti anni in Francia. La sensibilità islamica fu nuovamente “profanata” nel 2006 dalle famose vignette danesi.
L'antropologia culturale è direttamente proporzionale allo stato di frustrazione di un popolo, di una nazione, di un ideale. Le dittature, anche in questo caso, lasciano la memoria nel dimenticatoio.
La lezione dei precedenti, è servita poco nella necessaria messe di più ligi comportamenti. L'intendimento francese di Charlie Hebdo, è poco propenso al rispetto della diversità culturale. Lo sciovinismo francese, la dissacrazione non può e non deve essere manifestazione di superiorità culturale nel nome della quale tutto è permesso.
La costituzione statunitense proibisce la satira a sfondo razziale e religioso. I padri fondatori, già nel 1787, intuirono il pericolo nascosto in un certo modo di fare satira.
La manifestazione di domani a Parigi ribadirà la superiorità della dissacrazione e dello sciovinismo francese?

(10/01/2015)

Il crinale verso l'abisso

Niente giova alla ragione del dialogo, specie il tentativo di radicalizzare i conflitti generati dall'origine culturale. L'IS (od ISIS) esiste senza l'affabulazione retorica dei media occidentali. Lo "stato islamico" ha un territorio stanziato tra Siria ed Iraq, si alimenta dei proventi del petrolio e la religione è solo escogitazione per cementare un chiaro ideale: la costituzione di una nazione islamica in Medio Oriente con il califfato struttura iniziale di una espressione più ampia.
Mischiare le carte è pericoloso: confondere il migrante in fuga dai massacri siriani ed iraqeni con il potenziale terrorista, significa avere visione distorta di una realtà inconfutabile. I terroristi, nella maggioranza dei casi, hanno passaporto europeo perché nati in stato UE e sono cittadini di seconda o terza generazione.
L'Europa ha le sue grandi colpe nella determinazione della spartizione post coloniale. Stati creati artificialmente nella completa dimenticanza di popoli organizzati in territori tribali alla stregua del nostro Medio Evo. Insomma completa abiura di una storia locale, con popolazioni divise da confini contrari ad una cultura millenaria.
Il radicalismo lo si combatte con il dialogo, lo si sconfigge solo attraverso una mediazione.
Nulla cambia se la strage francese è rivendicata da al Qaeda. Ieri è passata sottotraccia la strage consumata a Sanaa. Musulmani che trucidano musulmani.
E' importante aprire una "lettera di credito" all'Iran. Potente nella sua articolazione politico-militare, nella possibilità di poter incidere sul conflitto, l'universo persiano è il tramite, forse unico, per fermare questa deriva verso il crinale dell'abisso.

(08/01/2015)

Il rebus MPS

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi, tace da due giorni. Niente twit, niente post su Fb. L'imbarazzo evidenziato concerne i fatti di Terni. Il non evidenziato, riguarda MPS sempre più sull'orlo del baratro. Il titolo alla Borsa di Milano, ha una performance mensile pari a -38,52%; ad un anno quasi -55%. I Monti bond, hanno salvato la banca senese una prima volta grazie al risparmio degli italiani. Unicredit ed Intesa San Paolo rimangono fuori. Le soluzioni sono:
1) nazionalizzazione sotto traccia (mascherata in qualche modo);
2) acquisto di altre banche italiane (difficile od improponibile);
3) vendita a banche estere che andrebbero a controllare una banca fragile ma distribuita capillarmente.


(31/10/2014)

Copertura rete mobile in Italia

N.B. Dati al Giugno 2014

H3G non ha copertura 2G con roaming sulla rete TIM. 2G ricomprende la copertura GPRS ed EDGE.
Telecom Italia, ha lanciato da poco il servizio LTE Advanced (4G+). La velocità di trasmissione passa da 100 Mbps (LTE attuale) a 180 Mbps. A breve, ulteriore incremento a 225 Mbps.
Il dato generale è riferito alla copertura outdoor ovvero all'aperto. Al chiuso (indoor) la copertura dei gestori cala sensibilmente.


(23/10/2014)

Gestore        TIM          Vodafone       WIND       H3G
2G               99,8%      99,7%           99,8%      Rete TIM
3G (HSPA)    96%         95%              97%         96%
3G (HSPA+)  60,5%      N.D.              40%         87%
4G (LTE)      72%         70%              25%         32%

L'esportazione italiana per il rilancio economico

80 euro in busta paga non hanno contribuito al rilancio dei consumi. 80 euro non stimoleranno l'incremento demografico. Il Governo Renzi, farebbe bene a guardare i dati dei consumi alimentari. Il decremento non concerne solo i supermercati ma anche i discount. L'aumento dell'IVA, permetterà allo Stato di far cassa supplendo, in questo modo, all'ulteriore contrazione dei consumi. Ragionevolmente, l'unica via d'uscita passa dall'incremento delle esportazioni e da una favorevole congiuntura internazionale e monetaria. Bisogna attendere eventi esterni avulsi da una politica governativa incapace di promuovere lo sviluppo economico.

(23/10/2014)

Tempesta perfetta

"Tempesta perfetta" non è un fenomeno meteorologico e neanche un film del 2000. Lo schiaffo odierno della Grecia, ha bruciato 276 miliardi di euro e precipitato nel baratro anche Wall Street. Lo spread italiano è salito di oltre 20 punti. Torniamo indietro al 2011: banche tedesche esposte sul mercato greco ed attacco speculativo all'economia italiana. Il carburante scende alla pompa. Ma c'è da stare poco allegri guardando indietro.

(15/10/2014)

La terra di confine

Lo “Stato islamico”, IS, ISIS, ISIL o “Califfato islamico”. Chiamatelo come volete nella definizione che più si attaglia alla specificità della situazione od evento. 13 mila uomini, nella peggiore delle ipotesi, nell'applicazione estrema del Corano e della disciplina delle relazioni umane ovvero Shari'a.
Il limite fisico di demarcazione è lì a due passi: la Turchia. Un esercito potentissimo, armato di tutto punto. Almeno un milione di uomini.
L'imbarazzo è evidente:
i turchi, sono da sempre nemici dei curdi e delle loro istanze autonomiste; Erdogan è “costretto” ad accogliere i curdi siriani nei campi profughi ed a “trattare” i turchi di etnia curda; contestualmente, di concerto con la NATO, aiuta l'esercito curdo-iraqeno dei Peshmerga contro l'IS;
Assad, dittatore iraqeno, andrebbe combattuto (per volontà dell'Occidente) ed aiutato nella logica di oppositore all'esercito dell'IS.
Turchia, terra di confine tra due culture e punto di equilibrio o del non ritorno?

(06/10/2014)

Le riforme di un futuro che non c'è

La differenza tra statista e politico è banalissima: il primo ha carisma, personalità, umiltà, capacità di fare riforme impopolari per il "bene comune"; il secondo, tendenzialmente, naviga per spanne compromissorie finendo per assurgere all'indifferenza depistata da odio. Gli ultimi statisti, ritengo siano morti trent'anni fa (salvo riabilitazione postuma di Giulio Andreotti di là da venire). L'Italia riformista vive solo di quoziente astratto dei governi di turno. L'impopolare Mario Monti navigò a vista per il suo mandato. Tra salvare L'Italia o gli italiani, optò per la prima ipotesi e salvaguardando (forse) con la Fornero una generazione di pensionati e pensionandi. La furba distrazione (è tipico dei politici minori) è l'argomentare sul superfluo. L'ipotesi dell'articolo 18 è l'ennesimo depistaggio per spostare l'asse del problema: la necessità di procedere immediatamente con riforme strutturali. Il refrain odierno è l'abolizione della CCIAA. La riforma del Senato, la verosimile ma non certa sparizione dell'area vasta rappresentano il "nulla mischiato col niente" per citare un detto siciliano. Delle regioni a statuto speciale e relativa abolizione nessun partito alza barricate. Accorpamento delle regioni più piccole (almeno Valle d'Aosta e Molise) ronzii vaghi e dispersi. Dando per assodato la completa sparizione dell'area vasta, cosa sarà delle varie camere di commercio e prefetture sottratte ad un'area amministrativa non più esistente? Ai più sfugge la novata competenza delle città metropolitane. L'ex capoluogo di provincia elevato a metropoli riduce gli ex comuni del circondario a municipi. A me pare una sperequazione enorme tesa ad impoverire gli ex comuni.
Chiusa: la Costituzione italiana è disattesa dal tenore dell'articolo 18. Lo stesso trova applicazione solo nel privato.

(02/10/2014)

Provincia, area vasta ed il contribuente

A proposito di province alias area vasta. Mario Monti dette inizio alla fase di depotenziamento, esautorando le funzioni dei politici pur nel mantenimento delle competenze dell'ente. Un governo tecnico, per sua natura, ha vita breve e nulla potendo sul medio-lungo termine. Abolire le province comporta una riforma costituzionale e diversi passaggi parlamentari differiti nel tempo. L'astuto barbiere non rasò a zero la chioma, accorciò il capello in attesa di tempi migliori. 2014, s'insedia Renzi a Palazzo Chigi. Abolizione delle province e relativo risparmio stimato tra i 3 e 4 miliardi di euro in ottica teorica. La sostanza si discosta non poco dalle promesse renziane. Tutto il personale delle ex province deve essere necessariamente riassorbito con relativa retribuzione, accantonamento tfr eccetera. A ben vedere, del risparmio teorico rimarrà poco o nulla. Sarà il caso di porsi un quesito: le amministrazioni locali saranno in grado di coprire eventuali buchi di bilancio della nuova area vasta? La riforma del Senato, così com'è allo stato, prevede la soppressione delle aree vaste nel giro di un biennio ed il trasferimento delle competenze alle regioni. Atteso che tanti enti regionali sono disattenti od incapaci nella gestione dei fondi, è prevedibile inasprimento della pressione fiscale. Il contribuente regionale dovrà farsi carico di ulteriori oneri. Tanto valeva lasciare le province.

(16/09/2014)

Minimalismo riformista

Una delle grandi riforme necessarie, in volano più ampio, riguarda l'articolazione della giustizia (non della magistratura in sé, tema molto caro ad una specifica area politica). Renzi, Orlando&C. hanno partorito un topolino insignificante. Difficile, molto difficile pensare che il D.L. della "negoziazione assistita" possa essere leva utile e necessaria per smaltimento e semplificazione. Personalmente mi sono posto una domanda banale: quale utilità potrà esserci per l'imprenditore straniero desideroso di investire in Italia? Non agire sulla riduzione dei tre gradi di giudizio, sui tempi biblici delle sentenze e sulla certezza del diritto è emblema di una reiterata cecità italica. Dai 100 siamo passati ai 1000 giorni per l'operato di riforme strutturali. Intanto gli investimenti stranieri latitano e l'Italia scivola lentamente in coda ai paesi più industrializzati.

(15/09/2014)

Indice di prospettiva

Pochi ma salienti dati per un indice di prospettiva:
1) PIL -0,2 (la proiezione 2014 prevedeva un modesto +0,6%);
2) Debito pubblico stimato stamattina: 2.164.227.459.000 in costante variazione;
3) l'economia criminale vale non meno di 170 miliardi di euro l'anno (stima CGIA di Mestre);
4) conflitti internazionali molteplici che potrebbero incidere sul prezzo di petrolio, gas naturale ed energia elettrica;
5) riforme paventate da Renzi con "Sblocca Italia" in cerca delle necessarie coperture;
6) fase recessiva similare al 1959.

(31/08/2014)

Cottarelli e l'idea di spending review

E' interessante la relazione del Commissario Straordinario (alias "mister forbici") per la Revisione della spesa pubblica (spendind review). L'allego a queste poche note. Carlo Cottarelli, ritiene improprio utilizzare i tagli per copertura di operazioni future (almeno 1,6 miliardi per il 2015) a scapito di un graduale abbattimento della pressione fiscale "...perché la promessa di future operazioni di revisione della spesa non può essere accettata come copertura sul piano giuridico...". All'orizzonte niente di nuovo. Per dovere di cronaca una postilla: Cottarelli sarà sostituito da Yoram Gutgeld, israeliano naturalizzato italiano e deputato del Pd. Guardare la conferenza congiunta a Il Cairo tra Renzi ed il presidente egiziano Abd al-Fatta al-Sisi nella giornata odierna, profila anche un "non senso" nella politica internazionale. Renzi filo-americano con forte indulgenza ai massacri. La Mogherini, ministro degli Esteri, considerata dai paesi baltici filo-russa.

http://revisionedellaspesa.gov.it/blog.html


(02/08/2014)

Vaticano mass-mediale e selfie

Le procedure volte alla canonizzazione, sollevano da sempre scetticismo sulla matrice di un determinato evento di natura miracolistica. Nessuno può nulla a fronte di una interpretazione unilaterale senza spazio di replica. Savonarola, d'Arco e Bruno, tra i tanti, pagarono dazio con la vita e riabilitazione postuma. Qualcuno sospetto di coprire il regime nazifascista, fu elevato alla santità perenne grazie anche ad opera di mistificazione storica. Altri hanno coperto i preti pedofili, i cardinali vaticani dal sesso facile e doppia vita, il caso Emanuela Orlandi, lo scandalo IOR, stretto mani di dittatori sanguinari e ammonito i Gesuiti. Santificazione anche nella fattispecie. Giovanni Paolo I° ovvero Papa Luciani, nell'ombra corta dei 33 giorni, lasciò una dura eredità. 33 giorni di segreti ancora chiusi nel mistero. Dopo di lui è prevalsa l'idea della velocizzazione mass-mediatica sino all'enfasi dei selfie.

(28/04/2014)

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